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16.10.2019

Vigilanza ecologica, stallo e polemiche restano

Un laboratorio mobile della vigilanza ecologica
Un laboratorio mobile della vigilanza ecologica

Alle interrogazioni della minoranza in consiglio provinciale sullo stallo della vigilanza ecologica si risponde presentando dati su un’attività che le Gev non svolgono, giustificando il giro di vite con una presunta «anarchia» risalente però al 2012; intanto, oltre a non aver ancora avuto la possibilità di incontrare il presidente Alghisi o il consigliere delegato al servizio Guido Galperti da quando sono stati eletti, le guardie ecologiche volontarie della Provincia, non solo quelle autosospese per protesta, continuano a fare i conti con una razionalizzazione il cui risultato più evidente sembra una penalizzazione (per non dire un azzeramento) della vigilanza ambientale. È tutto riassunto in una lettera aperta al Broletto firmata da una grossa fetta delle Gev, quelle autosospese; a partire dalla mancata presa di posizione dei vertici provinciali sul contestato coordinatore del servizio che, autore di un regolamento operativo pieno di ostacoli, è stato nominato da quegli stessi vertici. MA ANCHE a partire dal fatto che l’«anarchia» del 2012 era stata creata dai controlli sugli sversamenti illegali di reflui zootecnici che avevano creato tensioni fino alla Regione. Quegli stessi controlli che oggi come allora, forse, si vogliono impedire. Non ci vuole molto per raggiungere l’obiettivo. Basta per esempio prevedere l’obbligo di annunciare con almeno 10 giorni di anticipo l’intenzione di svolgere il servizio, che con questa programmazione non può più essere attuato nelle emergenze (che non mancano dalle nostre parti). Basta concentrare a Brescia tutti i veicoli di servizio, costringendo le Gev a lunghi trasferimenti per poter iniziare a operare (col risultato che da mesi ne stanno circolando solo 2 su 10). Basta ritirare i telefoni di servizio e bloccare l’account di posta elettronica della Provincia, e basta ritirare la modulistica per certificare ispezioni, contestazioni e sequestri spiegando che va sostituita perché non conforme; e impiegarci mesi lasciando (ancora oggi) le guardie senza «carte». L’elenco degli ostacoli sottolineati dalle Gev della fronda è ancora lungo; ma un altro esempio può bastare per riassumere il clima. È costituito dalla risposta ottenuta dalla richiesta di ricevere l’ordine di servizio per continuare la vigilanza: «Ci è stato detto che prima dovevamo dissociarci pubblicamente dalle nostre comunicazioni alla stampa. Se questa non è violenza privata - commentano gli autosospesi - si chiama estorsione». •

P.BAL.
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