Al Mo.Ca. vent’anni di
cronaca con gli scatti
di Filippo Venezia

Il pm Piantoni mostra a Manlio Milani la fotografia della strage per un riconoscimento FOTOLIVE/Filippo VeneziaBruno Lorandi durante l’inchiesta per l’omicidio della moglie ClaraRenato Vallanzasca in tribunale a Brescia il 27 settembre 1995 Antonio Di Pietro all’uscita da un’aula del  Tribunale di Brescia Guglielmo Gatti all’uscita dal Tribunale dopo la lettura della sentenza
Il pm Piantoni mostra a Manlio Milani la fotografia della strage per un riconoscimento FOTOLIVE/Filippo VeneziaBruno Lorandi durante l’inchiesta per l’omicidio della moglie ClaraRenato Vallanzasca in tribunale a Brescia il 27 settembre 1995 Antonio Di Pietro all’uscita da un’aula del Tribunale di Brescia Guglielmo Gatti all’uscita dal Tribunale dopo la lettura della sentenza
Il pm Piantoni mostra a Manlio Milani la fotografia della strage per un riconoscimento FOTOLIVE/Filippo VeneziaBruno Lorandi durante l’inchiesta per l’omicidio della moglie ClaraRenato Vallanzasca in tribunale a Brescia il 27 settembre 1995 Antonio Di Pietro all’uscita da un’aula del  Tribunale di Brescia Guglielmo Gatti all’uscita dal Tribunale dopo la lettura della sentenza
Il pm Piantoni mostra a Manlio Milani la fotografia della strage per un riconoscimento FOTOLIVE/Filippo VeneziaBruno Lorandi durante l’inchiesta per l’omicidio della moglie ClaraRenato Vallanzasca in tribunale a Brescia il 27 settembre 1995 Antonio Di Pietro all’uscita da un’aula del Tribunale di Brescia Guglielmo Gatti all’uscita dal Tribunale dopo la lettura della sentenza

Fotografare la memoria non è facile. Soprattutto quando si racchiude in alcuni passaggi giudiziari capaci di cambiare la storia italiana, non solo quella di Brescia.

Reflex sempre pronta, lo sguardo curioso di chi, all'obiettivo, ha consacrato la propria esistenza. L'illuminazione arrivò a inizio anni '90, poco più che ventenne: un reportage in cui documentava la guerra nell'ex Jugoslavia. Di quelli veri, da pugno nello stomaco. Ma il suo lascito alla città passa attraverso i processi e le aule del Tribunale di Brescia, tra gesti, sguardi e attimi in cui un verdetto può cambiare la vita. Radiografie di coscienza estrapolate da un patrimonio vastissimo, un sunto racchiuso in 20 immagini firmate da Filippo Venezia – storico fotografo di Bresciaoggi e creatore dell'agenzia Fotolive –, esposte fino al prossimo 10 maggio al Mo.Ca, per il Brescia Photo Festival.

Pannelli colorati che testimoniano oltre vent'anni di cronaca nera e giudiziaria, passata per le aule di giustizia cittadine. Ci sono il bel Renè Vallanzasca, in un ritratto del 1995, Antonio Di Pietro in Tribunale a Brescia, le lacrime della mamma di Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa dal padre, lo sguardo svagato, inconfondibile, di Guglielmo Gatti nel giorno della sentenza per l'omicidio Donegani, il 16 maggio 2007. Ma anche un passaggio da brividi come il volto commosso di Manlio Milani durante la deposizione nel processo di Piazza Loggia. «Quest'ultimo è probabilmente lo scatto a cui sono più legato, anche per l'intero sviluppo della vicenda – svela Venezia –. Da piccolo vivevo proprio sopra l'orologio di Piazza Loggia, con i miei nonni. Ci trasferimmo in zona San Faustino un mese prima della strage, ma ricordo bene quei momenti, anche se avevo solo 8 anni. Non li dimenticherò mai».

ACCANTO AI GRANDI fatti di cronaca nazionale, anche episodi più strettamente radicati in provincia: la sofferenza sul volto di Bruno Lorandi - papà del piccolo Cristian ucciso in circostanze misteriose nel 1986 sul Monte Maddalena - durante l’inchiesta per l’omicidio della moglie Clara Bugna; l'omicidio Cottarelli con Salvatore e Vito Marino. «All'epoca la nostra fu una piccola rivoluzione: cominciammo a utilizzare le ottiche lunghe – spiega ancora Venezia –: ci permettevano di lavorare da notevoli distanze. La fotografia di Guglielmo Gatti, ad esempio, è stata scattata da almeno un centinaio di metri di distanza. Quello che conta, però, è il lavoro che sta dietro: per trovare la fotografia giusta bisogna scegliere anche tra una decina, e più, di tentativi. Alla ricerca del momento perfetto, quello capace di raccontare una storia e regalare emozioni». Per rivivere due decenni di vicende giudiziarie non resta che fare un salto in via Moretto.

Jacopo Manessi

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