LA DECISIONE

AstraZ: Regione Lombardia dice sì ai richiami solo per gli over-60

La Direzione generale Welfare si è adeguata alle indicazioni del Cts sui vaccini. Già ieri almeno un caso di mancata somministrazione a una insegnante trentacinquenne di Iseo per decisione del medico
Ancora cambio di strategia su AstraZeneca:  in Lombardia non si somministrerà agli under 60
Ancora cambio di strategia su AstraZeneca: in Lombardia non si somministrerà agli under 60
Ancora cambio di strategia su AstraZeneca:  in Lombardia non si somministrerà agli under 60
Ancora cambio di strategia su AstraZeneca: in Lombardia non si somministrerà agli under 60

«Da oggi, secondo quanto disposto dal Comitato Tecnico Scientifico, le seconde dosi agli over 60 vaccinati con Astrazeneca saranno fatte con lo stesso vaccino. I richiami delle persone under 60 vaccinate in prima dose con Astrazeneca verranno invece effettuate con un altro vaccino». Lo ha comunicato ieri sera in una nota la Direzione generale Welfare della Regione Lombardia. Già ieri, però, si sarebbe verificato nel Bresciano almeno un caso di mancata somministrazione della seconda dose di Astrazeneca ad un’insegnante trentacinquenne di Iseo, sarebbe stato il medico vaccinatore a rimandare la decisione, forse in attesa proprio del pronunciamento della Regione. Secondo i dati aggiornati del Pirellone, circa il 24 per cento della popolazione lombarda è stata finora vaccinata con questi due farmaci. Fatte le debite proporzioni, a Brescia sono state somministrate circa 81mila dosi, in particolare di AstraZeneca che è stato utilizzato in più del 20 per cento dei casi. La nota ha precisato inoltre che per i 12/17enni già oggi viene usato solo Pfizer, per i 18/49 anni Pfizer o Moderna, per i 50/59enni Pfizer, Moderna o Johnson & Johnson, per gli over 60 Astrazeneca o Johnson & Johnson, per i fragili Pfizer o Moderna. «Sulle seconde dosi di AstraZeneca pare al momento non ci siano segnalazioni di casi avversi gravi, però ci teniamo tutti sotto osservazione» dice Daniela Bosisio, immunologa e docente di Patologia generale all’Università degli studi di Brescia. Lei stessa, insieme a molte altre colleghe docenti, è stata immunizzata attraverso l’inoculazione del farmaco anglo-svedese anche con la seconda dose. È proprio la sua fascia d’età quella ad essere stata più colpita dalle tromboembolie profonde, «sebbene si stia parlando di casi estremamente rari» tiene a sottolineare la scienziata. Nonostante le nuove disposizioni giunte da Regione Lombardia sulla differenziazione dei vaccini per fasce di popolazione, la docente è sicura: «E’ importante continuare a vaccinare a pieno ritmo. Tutti gli adulti devono fare il proprio dovere e confidare nella scienza. In questo difficile momento è solo ai dati scientifici che dobbiamo affidarci». Il riferimento è anche a chi ha più di sessant’anni e rifiuta di farsi vaccinare con una fiala di AstraZeneca. I dati sui rifiuti di questo tipo non sono disponibili, ma il fenomeno c’è tanto che i cosiddetti «vax day» in alcune regioni sarebbero stati organizzati proprio per non sprecare dosi scongelate e non utilizzate di AstraZeneca. Su questa pratica Claudia Bosisio si è detta scettica: «Credo che alla base degli open day vaccinali ci fossero delle buone intenzioni, come quella di non perdere nessuna dose di vaccino ormai scongelata, ma fra l’estremo entusiasmo del vaccinarsi con qualsiasi medicinale e lo scetticismo dei complottisti di rifiutarli tutti ci si deve affidare alla valutazione del medico. Credo che alla base dell’organizzazione di queste giornate ci sia stata una concomitanza di ragioni che vanno al di là delle prescrizioni mediche». Oggi la scelta di inoculare un vaccino o un altro è affidata al medico che compie l’anamnesi prima della puntura, «nei vax day si è vaccinato chi si è presentato in buona salute. Credo che, invece, la campagna vaccinale così com’è stata pensata e sta proseguendo sia molto più sensata e efficiente». In Lombardia queste giornate di vaccinazione di massa non sono mai state organizzate, e il governatore Fontana ha escluso si faranno anche in futuro. La strada per uscire dalla pandemia, però, è ancora lunga «perché abbiamo imparato che non si può più guardare solo ai nostri confini ma si deve fare i conti con quello che accade nel mondo. Quindi è necessario che gli adulti si vaccinino il più possibile» raccomanda l’immunologa. Intanto da ieri l’ennesimo rallentamento. •.

Silvana Salvadori

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