IL PROBLEMA

Beffa per le famiglie, con l’arancione "rafforzato" niente tutele

I sindacati: «Siamo subissati di telefonate, la norma non può e non deve dimenticarsi del Paese reale. Molti improvvisamente hanno dovuto chiedere ferie o lo smart working, ma non è possibile dovunque, all’ultimo minuto. Un datore di lavoro potrebbe non concederlo»
Tanti genitori sono costretti in questi giorni a barcamenarsi tra mille complicazioni per seguire al meglio i figli: ma per loro attualmente in questo senso non sono previsti sostegni economici
Tanti genitori sono costretti in questi giorni a barcamenarsi tra mille complicazioni per seguire al meglio i figli: ma per loro attualmente in questo senso non sono previsti sostegni economici

 «Potenza di una sfumatura di colore. Arancione rafforzato, quasi rosso chiaro, ma nessun diritto di quelli possibili solo con la zona rossa verace». Alberto Pluda, segretario generale della Cisl, ironizza su un problema che descrive però molto grave e che sta agitando i lavoratori e i sindacati che hanno già preso iniziative unitarie a tutti livelli: senza attribuzione rossa, anche se tutte le scuole sono chiuse, non è possibile il congedo pagato al 50 per cento per stare con la prole, e non è possibile alcun contributo per aiuti esterni, come avvenuto invece nel 2020. «Siamo subissati di telefonate, la norma non può e non deve dimenticarsi del Paese reale. Le famiglie sono alle prese con la difficoltà di gestire i figli, non si sa nemmeno per quanto tempo. Molti improvvisamente hanno dovuto chiedere ferie o lo smart working, ma non è possibile dovunque, all’ultimo minuto. Un datore di lavoro potrebbe non concedere in un momento particolare di produzione o di lavoro, senza la minima calendarizzazione. Servono tutele per i lavoratori, cosa c’è di diverso da una zona rossa adesso per loro? A parole tutti dicono che i bambini sono un valore, poi nei fatti nessun sostegno viene dato alle famiglie, si prendono le decisioni senza minimamente pensare all’impatto. Un legislatore deve avere attenzione. Io ho quattro figli e li ho affidati al più grande di 19 anni, ma altri?» dice Pluda. E suggerisce, di fronte a un’emergenza, di trovare anche risposte nuove, come quella prevista da alcuni contratti e fatta di solidarietà, la mutualizzazione delle ferie: se un lavoratore ha giorni arretrati, li cede al collega che ne ha più bisogno. «Ci stiamo tutti muovendo contro le ambiguità dei provvedimenti. Già è stato chiesto un incontro con il Governo - dice Francesco Bertoli leader della Cgil -. Di fronte all’emergenza le misure restrittive sono giuste ma la soluzione è nelle normative. La fretta non è buona consigliera. Penso che anche l’opinione pubblica servirà a fare pressione. Dentro alla questione generale si inserisce il problema dei sanitari che non possono restare a casa, i figli possono frequentare teoricamente tuttavia non è possibile dovunque, così come anche in tutta la pubblica amministrazione dove prevale sì lo smart working però non applicabile in ogni situazione». «Già stavamo affrontando le regole in vigore ritenendole insufficienti, ora siamo all’urgenza - dichiara Mario Bailo, alla guida della Uil bresciana-. È sempre una faccenda di volontà politica e di tempistica, i dati si conoscevano già, perché partire dalle 18 del giorno stesso? Alla Regione dico che sarebbe stato meglio decidere una zona rossa da sabato, dando il tempo di organizzare al meglio ogni cosa e con contorni più chiari. Continuiamo a rincorrere la pandemia, di questo passo, a trecento morti quotidiani, dove arriveremo? Come sindacati ci aspettavamo di essere sentiti o dalla nostra prefettura o da Letizia Moratti e ora ci aspettiamo chiarezza, ci dicano quanto durerà al di là della tattica settimanale. Come Uil nazionale avevamo proposto, vista la serietà del discorso di Draghi, un lockdown vero di almeno due settimane in Italia, per guadagnare tempo sui vaccini che tardano. Invece siamo alle solite e il ribaltone della Lombardia non ci sembra avere segnato alcuna discontinuità con il precedente. Meno annunci e più fatti: è passato un anno e continuiamo a pagare un prezzo altissimo». Il problema riguarda anche gli insegnanti, come spiega Luisa Treccani, segretario generale della Cisl Scuola: «Bisogna trovare soluzioni che tengano conto che i docenti sono anche genitori, studiandole magari istituto per istituto, con turnazioni in caso di presenza con gli alunni fragili. Se prendono un congedo, i professori non possono tenere la dad, è un controsenso, ma se hanno bambini piccoli come fanno? E, se in troppi vengono chiamati in classe, perché giustamente ci sono da seguire disabili e bes, figli dei sanitari, come sarà per loro la sicurezza?». •.

Magda Biglia