Box in amianto
il Comune ordina
la rimozione

di Arianna Lenzi
Alcuni dei box di cui il Comune di Brescia ha ordinato la rimozione al Quartiere San Bartolomeo
Alcuni dei box di cui il Comune di Brescia ha ordinato la rimozione al Quartiere San Bartolomeo
Alcuni dei box di cui il Comune di Brescia ha ordinato la rimozione al Quartiere San Bartolomeo
Alcuni dei box di cui il Comune di Brescia ha ordinato la rimozione al Quartiere San Bartolomeo

Quando sono arrivati al quartiere San Bartolomeo, nel 1957, l’automobile era un lusso per pochi, e che doveva durare nel tempo. Per questo motivo, in quegli anni, furono costruiti i box in lamiera che tutt’oggi affollano via Sant’Antonio, via Lussingrande e via Italo Svevo e sono al centro di una controversia che non è ancora arrivata a una soluzione. Il tutto è cominciato qualche mese fa, quando il Comune si è accorto che uno dei box presenti nello spiazzo verde che si apre dietro alle case popolari – di proprietà di uno degli abitanti della zona - presentava un tetto in amianto che richiedeva un intervento urgente per tutelare la salute dei cittadini.

Un problema comune anche ad altre strutture, che hanno resistito dalla fine degli anni ’50 e sono utilizzate anche oggi come garage e deposito, lasciate dove si trovano da più di sessant’anni. O almeno era così fino al 5 luglio scorso, quando al risveglio gli abitanti di San Bartolomeo hanno trovato gli avvisi del Comune di Brescia, affissi sulla porta dei garage, che intimavano la loro rimozione entro il 31 luglio. Oltre tale data i manufatti – a detta del Settore Protezione Ambientale e Civile del Comune - sarebbero stati smontati d’ufficio e mandati in discarica con spese che sarebbero ricadute sugli utilizzatori: una scadenza ravvicinata che ha allarmato qualche residente, che ha provveduto autonomamente, e in gran fretta, a smaltire i box in lamiera.

Secondo alcuni residenti il problema, alla base di questa situazione ancora poco chiara, non sarebbe la presenza di materiale pericoloso, quanto piuttosto l’aver collocato i manufatti, considerati abusivi, su area pubblica.

«È RIDICOLO voler prendere provvedimenti, dopo sessant’anni – fanno sapere dal quartiere, prevalentemente abitato dagli esuli provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia -. Se il problema ambientale e di pericolo per la salute non sussiste non ha senso accanirsi dopo così tanto tempo». Nel quartiere, si fa notare, a occupare il suolo comunale in maniera illecita non sono solo i box, ma anche gli orti, gli angoli verdi che circondano le abitazioni e che, nei primi anni dell’arrivo in Italia degli esuli, hanno rappresentato per molti la salvezza.

«All’epoca, per chi era in fuga dall’orrore e dai campi, da mangiare non ce n’era, e gli orti hanno contribuito a sfamare e a far crescere famiglie intere» ha aggiunto Marisa Massarotto, da sempre impegnata per la tutela del quartiere. La faccenda, a quattro mesi dall’affissione degli avvisi, ancora non ha visto una conclusione: la maggioranza dei box sono ancora dove si sono sempre trovati e, fra le case erette grazie al volere del Ministero dei Lavori Pubblici, serpeggia la speranza che la decisione venga dimenticata.