Bus, viaggi
«fantasma» con
gli studenti a casa. Ed è allarme sui conti

In assenza di adolescenti tra i banchi numerosi bus restano vuoti I 350 autisti alle prese con turni che possono cambiare da un momento all’altro a seconda delle «zone»
In assenza di adolescenti tra i banchi numerosi bus restano vuoti I 350 autisti alle prese con turni che possono cambiare da un momento all’altro a seconda delle «zone»

Gli studenti ne hanno abbastanza di stare a casa dietro un monitor e vorrebbero tornare a scuola. Le aziende di trasporto non vedono l’ora che accada. Fra qualche settimana sarà giusto un anno di emergenza sanitaria, i bus continuano a viaggiare semivuoti e le perdite economiche si accumulano. Brescia Trasporti solo nel 2020 ha lasciato sul campo 7,5 milioni di euro per mancati introiti da biglietti e abbonamenti. Altri 2,5 li ha persi la metro. E almeno per ora l’anno appena iniziato non ha portato novità. Le aule scolastiche dovevano riaprire il 7 gennaio, ma tra slittamenti vari, anche all’ultimo momento, restano ancora chiuse. E i bus continuano a viaggiare semivuoti. A fronte dei 7,5 milioni persi, dallo Stato è arrivata una prima tranche di 1,3 milioni e un altro milione circa è venuto da risparmi sui costi di gestione. Secondo i conti dell’Agenzia del Tpl mancano all’appello 5,5 milioni. DEI SOLDI stanziati dal Governo per il Tpl - 1,4 miliardi - sono stati tuttavia distribuiti solo 400 milioni o poco più, e l’azienda dovrà ricevere per il 2020 almeno il doppio di quanto avuto finora. Altri ristori sono previsti per il periodo a cavallo tra il 2020/21, poiché tra il dicembre scorso e questa prima tranche di gennaio Brescia Trasporti accusa una riduzione di passeggeri tra il 55 e il 60 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno prima. L’amministratore unico di via San Donino, Ezio Cerquaglia, continua a guardare con pena e preoccupazione i monitor del centro di controllo che riportano in tempo reale il numero di passeggeri sui bus circolanti in città. Sono sempre lontani dall’occupare i 47 posti disponibili con la capienza ridotta al 50 per cento. «Solo nelle ore di punta ne trasportano una ventina o poco più» dice. La mancanza di studenti ha fatto crollare gli abbonamenti, che si sono ridotti del 35 per cento. Ora si aspetta con ansia che la Lombardia cambi colore ed esca dalla zona rossa che impone la didattica a distanza. Quando torneranno le lezioni in presenza per la metà dei ragazzi, sarà già qualcosa. «Anche se dovranno alternarsi nel rientro a scuola l’abbonamento quindicinale sarà comunque conveniente e dovrebbe esserci una piccola ripresa» ragiona Cerquaglia. Ma anche lui sa che si farà una gran fatica a recuperare quanto si è perso. Per fortuna Brescia Trasporti è solida. E la solidità finanziaria le permette di mantenere fermo il piano d’investimenti. Non si tratta tanto dei 200 mila euro in più spesi per il nuovo sistema di igienizzazione dei mezzi annunciato l’altro giorno, e neanche dei 400 mila stanziati per installare 147 nuove paline di ultima generazione per dare informazioni maggiori e più puntuali agli utenti. A non subire modifiche sono soprattutto gli investimenti per l’acquisto di nuovi bus, necessari a mantenere giovane la flotta ormai del tutto metanizzata. «Per ora non rinunciamo a niente – conferma Cerquaglia – e teniamo fermi tutti i nostri programmi». Si poteva risparmiare di più, invece si è tagliata solo qualche corsa inutile. In situazioni di incertezza, «anche a costo di perdere qualche migliaio di euro predisponiamo il servizio più completo». E i bus studenteschi sono stati sempre pronti anche durante i continui slittamenti della ripresa scolastica. Mercoledì 13 scorso, ad esempio, non si capiva se le scuole dovevano riaprire il venerdì con il rischio della zona rossa due giorni dopo. Ebbene, «avevamo due soluzioni pronte – confessa -, e se non avessimo saputo niente entro giovedì avremmo fatto scattare il servizio più ampio a costo di far viaggiare i bus vuoti». Restano, però, i disagi per i 350 autisti alle prese con turni di lavoro che possono cambiare da un momento all’altro. «Hanno la giusta esigenza di programmarsi la vita – sottolinea Cerquaglia – e non possono aspettare le due del pomeriggio per sapere se la mattina devono alzarsi alle 4.30 per prendere servizio». D’altronde comunicare i turni richiede tempo, non si può dare per scontato che tutti vadano a controllare on line le disposizioni dell’ultimo momento. E nonostante tutto, non ci sono irrigidimenti da nessuna parte. Se il sistema funziona, insomma, lo si deve alla disponibilità di tutte le componenti del trasporto pubblico. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone