C’è anche un pilota bresciano
con la «patente» per i droni

Da sinistra Filippo Provenzano e il neopatentato Andrea Mochi
Da sinistra Filippo Provenzano e il neopatentato Andrea Mochi

L'episodio più famoso e controverso, senza esiti drammatici per questione di centimetri, risale allo scorso 22 dicembre. Madonna di Campiglio, Coppa del Mondo di sci: un drone precipita a tutta velocità dal cielo, distruggendosi a un passo dal campione austriaco Marcel Hirscher impegnato nella discesa. Sarebbe potuta essere una tragedia. Nonostante una regolamentazione precisa in materia esista già dal 2014, l'Enac (Ente Nazionale per l'Aviazione Civile) ha tuttavia voluto correre ulteriormente ai ripari, con un regime normativo rinnovato in vigore dal 1 luglio scorso. In sostanza è stato introdotto un nuovo patentino per diventare pilota professionale (Sapr), che prevede la frequentazione di corsi in centri approvati dal- l'Enac stesso. Con tanto di esame conclusivo di teoria a quiz, in stile patente, e ovviamente di pratica.

Tra i primi sei piloti freschi di attestato c'è anche il bresciano Andrea Mochi, 33enne residente in città e operativo con l'azienda Dr. One Aerial Service (www.spaziodrone.it). «In Italia ci sono 8 scuole autorizzate, io ho seguito il corso alla North West Service di Busano, in provincia di Torino – racconta lui – attualmente sono dislocate soprattutto al centro-nord, mentre il sud è in attesa delle autorizzazioni. Purtroppo c'è ancora poca informazione, in particolare sui media nazionali, rispetto ai corretti scenari di impiego dei droni secondo la normativa in vigore». Soprattutto in relazione alle esperienze d'oltreoceano: «Negli Stati Uniti, ad esempio, basta arrivare in un aeroporto per vedere cartelloni su cui è fatto presente il divieto di utilizzo nelle vicinanze della struttura. Da noi c'è più leggerezza: penso al nonno che compra il drone nel negozio di elettronica per il nipote di 18 anni». Anche se l'Enac, in tal senso, sembra fare qualche passo in avanti verso la sicurezza: «Saranno introdotti tre “scenari standard” per le aree urbane in base al peso del drone, con specifiche modalità e limitazioni di utilizzo. Già ora in certe zone si può volare, mentre in altre no. L'importante - spiega Mochi - è avere consapevolezza dei rischi: non a caso è obbligatorio seguire corsi teorici e pratici spalmati su più ore e in luoghi deputati, come ho fatto io vicino a Torino con la North West che, tra l'altro, è stata la prima in Italia a poter stampare i nuovi attestati. Mi sono iscritto subito al corso e sono stato tra i primi a raggiungere il traguardo del nuovo attestato richiesto».

Intanto i vecchi piloti, quelli già dotati di attestato, avranno tempo sino al 31 dicembre per convertirlo nel nuovo patentino, e potranno continuare in questo periodo a lavorare con i mezzi aerei a pilotaggio remoto. Per tutti gli altri sarà invece necessario mettersi in regola il prima possibile, se vorranno operare.

E A BRESCIA, qual è lo stato delle domande? «C'è poca informazione sulle reali potenzialità dei droni, spesso arrivano richieste sminuenti, lontane dalle vere possibilità di questi mezzi – riflette Mochi – in realtà come azienda ci occupiamo soprattutto di certificazioni e ispezioni d'impianti a terra. Invece con i droni effettuiamo rilevamenti tecnici: penso a ricostruzioni tridimensionali ambientali e di edifici, oppure ad alcune mappature specifiche, come quella che abbiamo eseguito per il Parco delle Colline attraverso il geologo incaricato dal Comune di Brescia, dottor Martello». Ma non solo: «Anche video aerei con zoom per ispezione di luoghi difficilmente raggiungibili dal- l'uomo, oppure studi topografici e geologici nelle cave e nelle numerose zone di estrazione del marmo presenti nella nostra provincia. Per ora ne abbiamo eseguiti un paio, ma si tratta di una grande risorsa per il futuro».

Jacopo Manessi