«Cartiere» e fatture false: smantellato un giro milionario

Un bel bottino, rappresentato da 160.000 euro sequestrati a casa di uno degli indagati, colpito da interdizioneUn carabiniere durante la perquisizione della villa di uno degli indagati
Un bel bottino, rappresentato da 160.000 euro sequestrati a casa di uno degli indagati, colpito da interdizioneUn carabiniere durante la perquisizione della villa di uno degli indagati
Un bel bottino, rappresentato da 160.000 euro sequestrati a casa di uno degli indagati, colpito da interdizioneUn carabiniere durante la perquisizione della villa di uno degli indagati
Un bel bottino, rappresentato da 160.000 euro sequestrati a casa di uno degli indagati, colpito da interdizioneUn carabiniere durante la perquisizione della villa di uno degli indagati

Tutto era partito da un ingente sequestro di droga (31 kg di hashish) a Rezzato da parte dei carabinieri di Brescia. Da lì era scattata un’indagine particolarmente rilevante in materia fiscale. Se ne sono occupati i carabinieri del comando provinciale di Brescia, con l’apporto, nella fase finale, dei colleghi di diverse province interessate: Milano, Bergamo, Mantova, Lodi, Alessandria, Novara, Varese, Parma, Piacenza. L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della procura di Brescia e le richieste sono state accolte le richieste dal gip del tribunale di Brescia. Gli arresti sono stati eseguiti nei confronti di 15 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari e di appropriazione indebita al fine di agevolare alcune società nella sistematica evasione delle imposte sul reddito e sul valore aggiunto, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e conseguente «trasferimento fraudolento di valori». Sono state anche accertate e contestate condotte relative alla detenzione ai fini dello spaccio di ingenti quantitativi di droga, ed in particolare hashish e cocaina. Contestualmente, i carabinieri hanno eseguito sequestri preventivi di beni mobili e immobili per un ammontare complessivo pari a circa 13 milioni di euro. Si tratta di: quote societarie di 4 imprese commerciali; 1 villetta a Chiari; 4 appartamenti rispettivamente in provincia di Brescia, Milano e Bergamo; 7 autorimesse; 1 magazzino commerciale; 6 quote proporzionali di abitazioni; 5 quote proporzionali di autorimesse; 2 terreni siti nella provincia di Brescia; 250 conti correnti in Italia; denaro contante. Il progetto criminale consisteva nella costituzione di temporanee società «cartiere» fittiziamente intestate a consapevoli e retribuiti «prestanome», mediante le quali venivano emesse plurime fatture per operazioni inesistenti, del valore anche di centinaia di migliaia di euro, in favore di società compiacenti realmente esistenti e regolarmente operative nel settore dell’edilizia, della lavorazione tessile o dei metalli. Le somme versate venivano destinate a conti in Ungheria e in Bulgaria e da questi in Cina dove un imprenditore cinese, residente a Parma, recuperava i capitali e li faceva rientrare in Italia. In contanti e al netto delle commissioni, tornavano agli imprenditori che avevano pagato le fatture. Il sistema faceva perno sullo studio di un consulente fiscale di Iseo, Giuseppe Familiari. Nella casa di uno degli indagati sono stati sequestrati 160mila euro in contanti. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari

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