Caso Desirée,
Nico sentito
un’ora in Procura

Il Palazzo di giustizia di Brescia in via Lattanzio Gambara
Il Palazzo di giustizia di Brescia in via Lattanzio Gambara
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Il Palazzo di giustizia di Brescia in via Lattanzio Gambara

Dopo l’interrogatorio a Giovanni Erra, l’unico adulto condannato per l’omicidio di Desirée Piovanelli, è arrivato anche quello di un’altra persona coinvolta nella vicenda, minorenne all’epoca dei fatti.

 

IERI È STATA la volta di Nico V., che per il delitto è stato condannato a 15 anni di carcere e ora è tornato in libertà come del resto gli altri due minori condannati. L’allora minorenne è stato sentito ieri come persona informata sui fatti con riferimento alla nuova inchiesta aperta dalla procura di Brescia. Un’inchiesta volta a verificare se ci fosse, dietro il delitto, un presunto giro di pedofilia. Un «giro», in particolare, in cui si sarebbe praticato sesso con minori e sarebbe circolata della cocaina. Nico V. ieri, è stato sentito per circa un’ora in procura. Ha risposto alle domande degli inquirenti. L’inchiesta è coordinata dal pm Barbara Benzi e condotta dai poliziotti della Squadra Mobile. Con riferimento alle indagini che hanno portato alla sua condanna, Nico V. si è sempre proclamato innocente. E in ogni caso in questa nuova inchiesta è stato interrogato come persona informata sui fatti. Le nuove indagini sono iniziate dopo che il padre di Desirée, uccisa il 28 settembre 2002 ha depositato un esposto in cui vengono fatti nomi e cognomi delle persone a suo dire coinvolte nella terra terribile vicenda. Persone che fino a questo momento non sarebbero state toccate dalle indagini.

 

IN TALE CONTESTO assumono quindi particolare rilevanza le dichiarazioni di Nico per il delitto per il quale è stato condannato. Nell’interrogatorio a cui è stato sottoposto il 20 giugno scorso, Giovanni Erra è stato sentito sui presunti giri di droga e di sesso con minori. «Non so nulla di questa possibilità - ha detto durante l’interrogatorio - e sono assolutamente estraneo a vicende di pedofilia». Proprio Erra, nei mesi scorsi si era appellato a un uomo che sarebbe stato a conoscenza della verità. Fino a questo momento però gli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza non hanno ancora depositato alcuna istanza per la revisione del processo, come annunciato nei mesi scorsi. A quanto si è appreso sarebbero ancora «impegnati nella raccolta di materiale».

 

LA NUOVA INCHIESTA non si sta sviluppando però solo attraverso le deposizioni di coloro che vennero condannati. Si sta anche lavorando su un reperto, in particolare, su un pezzo di giubbino di Desirée che potrebbe essere utilizzata per una comparazione. La nuova vicenda giudiziaria rappresenta in ogni caso anche una lotta contro il tempo dal momento che sono passati 17 anni da quando, ad alcuni giorni dalla scomparsa, venne ritrovato il cadavere nella ragazza. Un ritrovamento avvenuto nella cascina Ermengarda, a pochi metri dall’abitazione di Leno in cui la quattordicenne viveva con la famiglia. Ora si torna a parlare di quei terribili fatti per capire se si debba aggiungere altro orrore a quello, infinito, che li ha già segnati.

Mario Pari

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