Cassazione: «Con i figli minori c’è la protezione umanitaria»

Il palazzo a Roma, in piazza Cavour, dove ha sede la Suprema Corte di Cassazione
Il palazzo a Roma, in piazza Cavour, dove ha sede la Suprema Corte di Cassazione

Accoglimento di un ricorso partito da Brescia, che sembra destinato ad avere ripercussioni non solo locali. Sì alla protezione umanitaria, che apre alla permanenza «regolare» in Italia, per i migranti con figli minori, fattore che accresce la «vulnerabilità» dei profughi e che Viminale e giudici non possono ignorare. Lo sottolinea la Cassazione che ha accolto il ricorso di una mamma nigeriana con due gemellini, nati a Brescia nel 2017 in seguito all’arrivo della profuga. La famiglia vive attualmente nella Bassa bresciana e dopo il no alla protezione del Viminale, anche per il Tribunale di Brescia la donna era «senza particolari problematiche personali e familiari». Invece, per la Cassazione i due bimbi «sono proprio una delle problematiche personali e familiari che il giudice doveva considerare». Ad avviso degli “ermellini”, in base al principio di diritto depositato ieri e al quale dovranno uniformarsi i giudici di merito e le Commissioni territoriali del Ministero dell’Interno, «la presenza della prole minore in Italia si risolve in una condizione familiare idonea a dimostrare da un lato una peculiare fragilità, tanto dei singoli componenti della famiglia che di quest’ultima nel suo complesso, e dall’altro lato uno specifico profilo di radicamento del nucleo sul territorio nazionale, in dipendenza dell’inserimento dei figli nei percorsi sociali e scolastici esistenti in Italia, e quindi della loro naturale tendenza ad assimilare i valori ed i concetti fondativi della società italiana». Inoltre, la Cassazione ha ordinato al tribunale di Brescia di «rivalutare» il caso tenendo presente che «ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, la presenza di figli minori - la cui vulnerabilità va presunta fino a prova contraria dovendosi dare primario rilievo al danno che deriverebbe loro per effetto del rimpatrio in un contesto socio-territoriale con cui il minore non abbia alcune legame - rappresenta uno degli elementi che devono essere considerati nell’apprezzamento circa la sussistenza della vulnerabilità del genitore». Il ministero dell’Interno si era opposto all’accoglimento del ricorso della mamma nigeriana - la signora L.V., arrivata in Italia nel 2017 e difesa in Cassazione dall’avvocato Massimo Gilardoni che con l’associazione “diritti per tutti si batte per i migranti“ - e tramite l’Avvocatura dello Stato aveva chiesto la conferma del decreto emesso dal Tribunale nel giugno 2019 che avrebbe aperto le porte al rimpatrio di mamma e gemellini. Ieri la rilevante decisione comunicata alla famiglia «che - spiega il legale - già non ci sperava più e non è stata facile da raggiungere. Ma c’è stata la sensibilità del territorio. Ora tutto dovrà essere valutato alla luce delle recenti modifiche in cui si ampliano le forme di tutela». Una pronuncia che quindi va al di là di Brescia.•.