i commenti alle elezioni

Vittoria di Tommasi: le riflessioni dei politici bresciani in vista di Loggia 2023

di Eugenio Barboglio
Damiano Tommasi, sindaco di Verona
Damiano Tommasi, sindaco di Verona
Damiano Tommasi, sindaco di Verona
Damiano Tommasi, sindaco di Verona

 

Ci sono poco più di 70 chilometri tra Verona e Brescia. Ma non è questione di distanza, se anche qui tutti parlano delle elezioni all’ombra dell’Arena. È perché a destra fanno spavento, vorrebbero che Verona restasse un incidente di percorso da non ripetere mai più. Men che meno a Brescia l’anno prossimo, dove guai a dividersi come, appunto, 70 km a Est della Loggia. Il ragionamento è: se si è persa Verona figurarsi se si conquista Brescia, governata dal centrosinistra per venti degli ultimi 25 anni. «Non c’è pericolo, qui andiamo d’accordo. Siamo uniti», rassicura Michele Maggi, segretario cittadino della Lega. Verona è l’esempio che ad andar divisi si perde. E credo che, a leggere le loro dichiarazioni, Salvini e Meloni lo abbiano capito. Comprendiamo le ambizioni di Fratelli d’Italia che si sente in ascesa, ma noi abbiamo bisogno di loro quanto loro di noi. Altrimenti non si va da nessuna parte: Verona docet ed è un monito per Loggia 2023».

Se per Maggi «comunque non c’è nessuno che possa dire di avere vinto», per Mattia Margaroli di Fratelli d’Italia «è fuorviante fermarsi ai ballottaggi di domenica, il vero dato politico esce anche dal primo turno, e lì un centrodestra a trazione Fdi ha fatto bene. Non dimentichiamo Palermo, Genova...». Ciononostante per Paola Vilardi di Forza Italia «non si può negare la sconfitta del centrodestra». E lei non ci mette molto a individuarne la cause, anzi la causa: «I personalismi». «Delle nostre liti intestine beneficia il Pd, l’unico partito vero rimasto, l’unico con struttura e tradizione. Fi è in caduta libera chi lo può negare, eppure ha una classe dirigente, degli amministratori seri sui territori, ma non vengono valorizzati. Attrarre poi nuove figure giovani, come è possibile se non si fanno i congressi che in questa chiave servirebbero?».

Un centrodestra in cerca di identità? Chi era salito sul carro del populismo pur essendo solo un conservatore, ora a che porta bussa? «Fi è al posto giusto al momento giusto, altre formazioni nascono, noi ci siamo già. Ma dobbiamo darci una mossa», conclude Vilardi. A quella struttura e a quella tradizione citate da Vilardi appartiene Tommaso Gaglia, segretario cittadino del Partito democratico. «I risultati dei ballottaggi confermano che il Pd è il perno aggregatore di alleanze credibili che hanno la capacità di adeguarsi alle singole realtà locali. Il centrodestra ha dimostrato problemi di compattezza e di scelta dei candidati, cosa che ribalta il luogo comune secondo cui divisioni e settarismi sono a sinistra. Al contrario, su Covid e guerra Letta ha tenuto una linea molto ferma, e questo ha conferito un’identità e una coerenza apprezzate. La congiuntura internazionale è stata terreno infido, di divisione, per il centrodestra».

Fabrizio Benzoni di Azione, mette in guardia a non prendere le urne amministrative come la Sibilla Cumana. «Non dicono per forza la verità, nelle amministrative contano le persone più dei partiti. Ma i partiti restano in crisi, a ricordarcelo ci sono i dati dell’astensionismo. A proposito dei quali, dico: siamo realisti, votare a giugno non aiuta». Sono elezioni che certificano che il populismo è in crisi? «Il populismo è bravo a governare a parole, ma quando deve farlo sul serio...».

Cauta quanto «Benzo» Donatella Albini, esponente della Sinistra e capogruppo in Loggia: «Non canterei vittoria dopo aver perso Lucca - dice - e non aver fatto passi avanti nel Sud. Ma certo, la vittoria di Tommasi è una bella cosa che ci dice da una parte che c’è voglia di volti nuovi, fuori dalle cornici solite, e dall’altra che paga il rapporto diretto con gli elettori: Tommasi non ha fatto una campagna elettorale solo sui social o attraverso gli eventi, ma andando nei quartieri. Un altro aspetto è emerso a Monza: la spinta delle liste civiche, piene di giovani. È un segnale per il centrosinistra bresciano in vista del 2023».•.