Contributi, il grido di dolore dello Stranpalato

Ivan e Albarosa
Ivan e Albarosa

«Questo è un grido di dolore. Alziamo le mani ma non ci arrendiamo: faremo ricorso al Tar contro il Comune». Ivan Baggi, titolare dello Stranpalato di via Risorgimento, locale con anima blues che in cinque anni di attività ha ospitato oltre 450 concerti e altrettanti artisti bresciani e internazionali e vinto un referendum sui social come «miglior blues club d’Italia», non ha dubbi: «Siamo vittime di una gestione miope e “burocratizzata“ che ci penalizza oltre misura…». I FATTI SECONDO la ricostruzione dello stesso Baggi: «In data 23 novembre il Comune di Brescia pubblica un avviso per la concessione di contributi a sostegno degli operatori culturali - interventi straordinari per l’emergenza Covid-19. L’importo spettante sarebbe stato di 4500 euro. Ovviamente con molto ottimismo partecipo al bando producendo tutta la documentazione necessaria via Pec. In data 30 dicembre scrivo al dirigente che si occupa del bando chiedendo informazioni circa l’andamento delle domande e mi vedo recapitare un avviso di diniego. Motivazione: il nostro locale non fa cultura ma ristorazione». «A questo punto - prosegue il titolare dello Stranpalato, locale che gestisce assieme alla compagna Albarosa Pintossi - decido di approfondire: l’analisi del dirigente ritiene che la visura del nostro camerale riporti il codice Ateco 56.10.11 ‘ristorazione con somministrazione’, senza però valutare che nella stessa è presente anche il codice Ateco 93.29.90, relativo alle attività di intrattenimento. Scrivo allora al sindaco, che molto cortesemente mi risponde e inoltra le osservazioni all’ufficio competente. Passano i giorni ma nulla». Fino all’altro giorno. Quando la risposta del Comune, firmata dal responsabile del settore Marco Trentini, è stata la seguente: «Non sono emersi elementi tali da motivare un riesame dell’istanza avanzata in relazione alle motivazioni addotte per il diniego in quanto il contributo in oggetto è destinato ad operatori che svolgono prevalentemente attività culturali, mentre nel vostro caso risulta prevalente l’attività di ristorazione come da visura camerale. Disponiamo pertanto di respingere la domanda presentata per il contributo a fondo perduto a valere sul bando di cui in oggetto». IL RESTO è storia d’oggi: «Non facciamo rotazione tavoli, non siamo un ristorante nell’accezione letterale del termine, al momento non esiste un codice Ateco che ci possa definire e proprio per questo stiamo lavorando con l’associazione Keeponlive al fine di creare a livello nazionale un codice Ateco dedicato ai ‘live club d’essai’ come il nostro, che persino il Mibact ha inserito in un decreto di beneficiari per stanziamenti a sostegno dell’emergenza Covid. Rimane tanta amarezza…», constatano i due gestori annunciando il ricorso al Tar. «Facciamo intrattenimento con musica live, abbiamo investito fondi nostri per diffondere la nostra passione per la musica, e in particolare per un genere, il blues appunto, che ha un retroscena sociale profondissimo. In cinque anni non abbiamo mai ricevuto un soldo pubblico: ora chiediamo solo quello che ci spetta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.