«Dad, alle medie
sempre più
critica»

Il nuovo stop delle lezioni è difficile da affrontare anche per i ragazzi che frequentano le medie
Il nuovo stop delle lezioni è difficile da affrontare anche per i ragazzi che frequentano le medie

Il contagio nelle scuole cittadine del primo ciclo, secondo gli ultimi dati di Ats, si attesta attorno all’1,3 per cento anche dopo le vacanze natalizie. «Un tasso contenuto che conferma i buoni risultati del lavoro svolto per rendere le scuole sicure, che pone Brescia all’avanguardia in Lombardia» commenta l’assessore comunale all’Istruzione Fabio Capra. Però siamo in zona rossa, così le seconde e terze medie sono a casa in didattica a distanza, per la seconda volta in questo anno scolastico dopo novembre. L’incertezza del futuro pesa sulle scuole e sulle famiglie, col rischio di perdere per strada alcuni alunni in particolare difficoltà. Difficoltà economiche ma non solo, esiste la questione della solitudine, con assenza di controllo, se i genitori lavorano entrambi e i nonni si devono tenere lontani dal rischio. Ci sono infine le questioni tecniche, non tanto dei device ormai forniti a tutti, ma della connessione in certi angoli del terrritorio e della potenza della rete scolastica alle prese con tanti docenti che devono contemporaneamente connettersi dall’istituto da dove non possono allontanarsi perché insegnano pure nelle prime che sono in aula. Secondo Ersilia Conte, preside del Nord 1, sono più tesi e preoccupati i genitori e gli insegnanti che i ragazzini. Tutti sperano che la faccenda non si prolunghi. Ma il virus non pare volersene andare e questo dà frustrazione». I tablet sono stati distribuiti, «occorre solo giocare sugli incastri degli orari perché non tutti possono collegarsi insieme». Il tecnico informatico ha aiutato parecchio, «si fa esperienza e si va avanti». IL PERICOLO che qualcuno resti indietro c’è per Adriana Rubagotti, dirigente del Sud 3, ma non sempre è facile capire subito perché da quella casa non arriva risposta. Come già accaduto l’anno scorso, i casi non mancano. «Sono piccoli, non sempre ce la fanno da soli, alcuni avrebbero necessità di essere seguiti. Per fortuna i disabili e i più fragili possono venire in classe, è molto importante, e i genitori lo hanno compreso» dice Rubagotti. L’obiettivo è arancione, al più presto. Il vero problema sarebbe la durata a detta di Maria Belponer del Nord 2. «Secondo me la sofferenza si fa più seria andando avanti con l’età, alle superiori, all’università, con sogni e progetti che svaniscono, oltre alla mancanza di socialità. Ma se la chiusura dovesse durare si farebbe pesante la fatica di coinvolgere tutti, ci sono ragazzini che non rispondono e ci vuole tempo ad approfondire cosa ci sta dietro e cosa fare, anche se da parte nostra ogni sforzo viene fatto». «Non va bene - spiega Giovanni Pasini, vice preside della Mompiani in centro - che dei ragazzini stiano da soli davanti al computer. Che cosa ci faranno? Dopo aver fatto di tutto per salvarli da una vera e propria dipendenza, oggi li releghiamo lì per ore. Io li sento giù di morale, sono stufi; gli manca la scuola, le festine, gli amici, lo sport. Hanno tanta energia frenata, contratta, sono vivaci e devono esprimersi; vedo mia figlia che gira coi pattini in casa. Persino la ricreazione va gestita, era l’attimo di spensieratezza. Si sente a scuola e in rete un disagio emotivo, palpabile, degli scolari, dei genitori, degli insegnanti. Anche i bambini di Prima si sentono persi in un edificio mezzo vuoto. E si aggiunge la paura. Sta durando troppo, si comincia a sentir dire “io a scuola non ci voglio più andare“». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia