tecnologia

Deepfake, il falso che ti "ruba" la faccia: cos'è, come riconoscerlo e come difendersi

di Paola Buizza
Il Garante della privacy ha realizzato un vademecum per mettere in guardia da questa nuova minaccia dovuta alla manipolazione di immagini personali
L’ex presidente degli Stati Uniti  nel mirino dei deepfake: in un video il  finto Obama – indistinguibile da quello vero  – rivolge parole offensive a Trump
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L’ex presidente degli Stati Uniti nel mirino dei deepfake: in un video il finto Obama – indistinguibile da quello vero – rivolge parole offensive a Trump

 

 

Pare vero ma non lo è. Sintesi estrema  di un "deepfake" neologismo nato dalla fusione dei termini "fake" (falso) e "deep learning", una particolare tecnologia di intelligenza artificiale (AI) che permette dei sostituire i volti di due persone (face swapping) e soprattutto di manipolare i video per far dire a chiunque tutto quello che si vuole. Tutti ne abbiamo visto almeno uno. Protagonisti involontari: Barak Obama, Mark Zuckerberg, Tom Cruise o Matteo Renzi, giusto per citarne alcuni. Più recentemente anche il presidente ucraino Zelensky   è stato "riprodotto"  in un video nel quale diceva ai suoi soldati di arrendersi, come riportato dal programma statunitense Inside Edition.

 

La prima notorietà di questa tipologia di video risale al 2017, quando un utente noto come Deepfakes iniziò a diffondere filmati porno in cui le protagoniste femminili avevano il volto di alcune star di Hollywood. Da lì l'inventiva non si è più fermata e anche l'utilizzo si  è notevolmente diffuso (se non avete mai provato a ringiovanirvi o a invecchiarvi, postando poi la foto sui social,  siete tra i pochi).

Il Garante per la protezione dei dati personali  sul sito istituzionale ha messo a punto una scheda informativa per sensibilizzare gli utenti «sui rischi connessi agli usi malevoli di questa nuova tecnologia, sempre più frequenti, anche a causa della diffusione di app e software che rendono possibile realizzare deepfake, anche molto ben elaborati e sofisticati, utilizzando un comune smartphone».

L'ultima vicenda di cronaca, quella relativa a un maestro delle scuole elementari indagato per videochiamate hard con minorenni dopo la denuncia sporta da una madre alla Polizia Postale di Brescia, è eloquente. Il 50enne adescava le ragazzine utilizzando proprio un software in grado di modificare gli aspetti somatici del volto. Le tecniche usate dai deepfake sono simili a quelle delle varie app con cui ci si può divertire a modificare la morfologia del volto, a invecchiarlo, a fargli cambiare sesso per esempio. La materia di partenza sono sempre i veri volti, i veri corpi e le vere voci delle persone, trasformati però in “falsi” digitali. E dal gioco al reato il passo è molto breve. 

Secondo l’agenzia di stampa Reuters,  la Commissione Europea avrebbe preparato delle modifiche al Codice UE di condotta sulla disinformazione in modo da assicurarsi che i grandi del settore – Google, Facebook, Twitter e altri ancora – siano in futuro responsabili della pubblicazione di deepfake sui loro portali.  Sulle possibili manipolazioni, l'Agenzia riporta una serie di esempi alquanto inquietanti (CLICCA QUI) spiegando anche quali possono essere le potenziali conseguenze negative.  I video  possono essere creati con intenti dannosi, nel tentativo di influenzare il comportamento delle persone o possono essere presentati come una forma di satira, ma non riconosciuti come tali da vaste  porzioni del pubblico.  

Un deepfake può essere realizzato per denigrare, irridere e screditare le persone coinvolte, o addirittura per ricattarle, chiedendo soldi o altro in cambio della mancata diffusione del video oppure per la sua cancellazione se è già stato diffuso. Ma come difendersi?

 IL VADEMECUM (clicca qui per scaricarlo)

Dal Garante arrivano alcune indicazioni: innanzitutto evitare di diffondere in modo incontrollato immagini personali o dei propri cari (pensiamoci quando mettiamo online ogni attimo della nostra vita per essere "social" al punto giusto); fare caso all'immagine perché spesso quella di un deepfake appare un po' sgranata o sfocata e le movenze degli occhi possono apparire innaturali. Anche la bocca a volte è deformata, mentre la pelle del viso appare leggermente diversa rispetto al resto del corpo. Se si ha il dubbio che un video o un audio siano un deepfake realizzato all’insaputa dell’interessato, occorre assolutamente evitare di condividerlo (per non moltiplicare il danno alle persone con la sua diffusione incontrollata). E si può magari decidere di segnalarlo come possibile falso alla piattaforma che lo ospita (ad esempio, un social media). Se si ritiene che il deepfake sia stato utilizzato in modo da compiere un reato o una violazione della privacy, ci si può rivolgere, a seconda dei casi, alle autorità di polizia (ad esempio, alla Polizia postale, come ha fatto una delle madri delle minorenni adescate dal maestro) o al Garante per la protezione dei dati personali (garanteprivacy.it).