il dibattito

Solitudine e spaesamento, lo sguardo oltre il Covid

Al centro Paolo VI numerose testimonianze: «Ansia, depressione, stress e insonnia sono sintomi che non vanno trascurati»
Simona Tironi con Ambra Angiolini durante il convegno
Simona Tironi con Ambra Angiolini durante il convegno
Simona Tironi con Ambra Angiolini durante il convegno
Simona Tironi con Ambra Angiolini durante il convegno

La pandemia ha agito da detonatore della sofferenza psichica, amplificando il senso di solitudine e spaesamento di cui ciascuno ha fatto esperienza nell’ultimo anno e mezzo. «I disturbi psichici gravi sono rimasti invariati, ma si sono moltiplicati problemi come ansia, depressione, stress o insonnia, che non vanno trascurati, e che hanno fatto registrare una crescita di circa il 20 per cento degli accessi», dice Antonio Vita, direttore del Dipartimento di salute mentale del Civile, nel convegno organizzato al Paolo VI in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, volutamente in presenza, come occasione per riannodare i fili di relazioni congelate da troppo tempo. «La buona notizia è che il vaccino anti Covid sta introducendo una percezione diversa del domani, perché ha contribuito a ridurre ansie e timori, e a riscoprire aspettative positive». Se gli ambiti del disagio mentale sono molteplici, l’indirizzo condiviso della giornata guarda a una maggiore attenzione verso i giovani, per i quali la diagnosi precoce e la presa in carico possono fare la differenza lungo tutto l’arco della vita. E un di più di attenzione va riservato alla salute mentale al femminile, a quelle «ragazze in cerca di sé» che spesso non trovano voce per gridare il loro disagio. I disturbi del comportamento alimentare sono fra le problematiche emergenti su cui la Regione Lombardia ha alzato l’attenzione grazie a una legge dedicata, approvata lo scorso febbraio per iniziativa della vicepresidente della Commissione sanità, la bresciana Simona Tironi. «Dalla prossima settimana costituiremo una cabina di regia che dovrà coordinare la rete di strutture presenti sul territorio e disegnare delle linee guida omogenee – spiega Tironi -. L’obiettivo è ridurre le liste d’attesa, predisporre percorsi ambulatoriali in ogni Asst, aumentare i posti letto dedicati, e fare formazione ai medici di famiglia e ai pediatri che sono le prime sentinelle sul territorio: da quest’anno vengono stanziati 1,5 milioni in più, ma siamo pronti ad investire altre risorse se i dati consolidati dopo la pandemia dovessero rilevare maggiori necessità». Perché i sintomi di anoressia e bulimia, che insorgono sempre più spesso già dai 12-13 anni, non vanno mai banalizzati o sottovalutati. Lo ha ricordato Ambra Angiolini rievocando il suo incontro con la bulimia a 13 anni, «un cancro dell’anima, che però veniva considerato come un capriccio. E in quanto tale non trovava accoglienza in nessun reparto». Dopo la pausa forzata imposta dalla pandemia, da questo autunno Ambra animerà laboratori teatrali per le ragazze del Centro pilota per i disturbi alimentari del Civile. «Ho trovato la mia strada sfidando me stessa molte volte, ci sono voluti circa 15 anni per uscirne. Vorrei trasmettere alle ragazze quel coraggio che a me non infondeva nessuno, invitandole a togliersi l’anoressia di dosso, come fosse una maglietta, per guardarla come qualcosa di esterno, e accettare che cammini per un po’ al loro fianco: è quello il primo passo per trovare una via d’uscita». La sofferenza delle donne spesso interseca il disagio psichico al maschile, come nel caso di stalking e violenze, «su cui la pandemia ha avuto un fortissimo impatto, facendo affiorare una importante quota di sommerso», ricorda Barbara Benzi, sostituto procuratore del Tribunale, evidenziando come già nel 2018/19 il Circondario di Brescia era la quarta procura in Italia per volume di procedimenti penali a carico di soggetti noti per il numero di donne offese. Ci sono misure, come il divieto di avvicinamento, che spesso è difficile far rispettare, anche se «la normativa “Codice rosso” impone una marcia in più, con tempi stretti e un’attenta valutazione del rischio per attivare la richiesta di misure cautelari – chiarisce Benzi -. Non ci sono soluzioni precostituite, ogni situazione e personalità è peculiare, la sfida quotidiana per proteggere le donne è riuscire a rispondere nel modo più adatto». Un dibattito che tiene sempre viva la soglia di attenzione. •.

Lisa Cesco

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