Fondo Diocesano, una mano tesa che vale 600 mila euro

In coda per un pasto: è aumentato il numero complessivo di richieste
In coda per un pasto: è aumentato il numero complessivo di richieste

•• Un sostegno alle parrocchie e alle Caritas decentrate di 600mila euro per stare vicini in modo molto concreto alle persone e alle famiglie nel periodo drammatico della pandemia, onde evitare il forte rischio di una profonda crisi sociale. È il bilancio di fine anno 2020 del Fondo diocesano di solidarietà, novità straordinaria aggiunta ai consueti servizi, istituita dal vescovo, monsignor Pierantonio Tremolada, il 9 aprile 2020, giovedì Santo, per rispondere alle pesanti emergenze generate dall’epidemia Covid-19. In maggio, col nome di do.Mani alla speranza, approvato dal Collegio dei consultori e dal Consiglio diocesano Affari economici, gestito direttamente da Caritas diocesana e attivo tramite la capillarità e la diffusione di parrocchie e Caritas parrocchiali, è entrato in funzione a favore di richiedenti in situazione di povertà o di difficoltà per la perdita del lavoro a seguito della pandemia. Da due questionari online effettuati dall’Osservatorio sulla povertà con 100 fra parrocchie e centri di ascolto era emerso che i bresciani di città e provincia, a basso reddito, avevano bisogno di beni materiali di prima necessità e di sussidi economici per piccoli pagamenti, e che forte era la ricerca di lavoro. Il fondo, partito da una base di 250mila euro, ha incrementato progressivamente le disponibilità finanziarie grazie a donazioni di enti, associazioni e grazie 300.000 euro erogati dalla Fondazione Opera Caritas San Martino, disponibilità che, ancora oggi, scrive il bilancio, «permettono di intervenire con sollecitudine laddove i bisogni si presentano urgenti». Vari sono stati gli ambiti a cui il Fondo si è indirizzato. A ottanta parrocchie che hanno ritirato dal magazzino l’Ottavo Giorno, fra marzo e maggio, i pacchi alimentari predisposti per distribuirli con i volontari nei loro territori a chi non aveva nemmeno di che sfamarsi sono andati 150mila euro. Altri 380mila euro sono stati assegnati al Fondo Briciole Lucenti, esistente dal 2011, che ha sostenuto la rete Caritas nell’aiuto per le piccole spese inerenti la casa, le bollette, l’istruzione dei figli e la didattica a distanza, la salute, spese coperte al 100 per cento. Per contributi a chi ha perso il lavoro, tramite domanda al Centro di ascolto Porta Aperta e anche in collaborazione con le Acli per nuova formazione e riorientamento, sono stati usati 60mila euro e ne sono ancora disponibili 76mila. «Per i prossimi mesi, nei quali l’incertezza del mercato del lavoro rischia di mettere ancora ostacoli alla speranza, il Fondo continuerà ad assicurare la propria vicinanza» è la promessa. •. Ma.Bi.