MONUMENTI/1

Piazza Vittoria, fontana o panchina? «Simbolo di degrado. Così non si può»

A volte la fontana di piazza Vittoria è scambiata per il tavolino di un bar
A volte la fontana di piazza Vittoria è scambiata per il tavolino di un bar
A volte la fontana di piazza Vittoria è scambiata per il tavolino di un bar
A volte la fontana di piazza Vittoria è scambiata per il tavolino di un bar

Fontana o panchina, questo è il dilemma. Se lo chiedono da tempo commercianti e residenti di piazza Vittoria. Un dubbio amletico cresciuto nell’anno delle limitazioni commerciali e delle aperture del McDonald’s e dell’Italmark. La fontana, inaugurata nel 2013 e simile all’originale del 1932, per la sua conformazione è spesso oggetto di discussione. Favorirebbe, infatti, «il bivacco e quel senso di disordine e sciatteria, un’immagine che cozza molto con l’importanza della piazza»: parola di chi ogni giorno, specie nel weekend, si scontra con la realtà dei fatti, peggiorata negli ultimi mesi con l’arrivo del fast food e del supermercato. «Prendono da mangiare e si accampano sui bordi della fontana e una volta finito, il più delle volte, lasciano tutto lì: bicchieri, cartacce, bottiglie». Il problema non sussisterebbe se ci fosse senso di civiltà e rispetto del decoro urbano. E invece: «Accade tutti i giorni ma è nel fine settimana che la situazione degenera - spiega Luca Sai titolare del Caffè Impero che ha il plateatico proprio a ridosso della fontana -. Mi metterei l’anima in pace se solo capissi se la struttura debba essere considerata una grande panchina oppure un monumento». Più volte, argomento di confronto con il sindaco Emilio Del Bono, il quale avrebbe confessato che «dall’inizio del suo primo mandato ha cercato di ridurre il numero delle panchine proprio per evitare queste scene. E poi? In piazza Vittoria ogni giorno è così. Non è un bel biglietto da visita per chi viene a Brescia», sottolinea Sai. Una volta passato il pranzo, c’è la merenda, poi l’aperitivo «a bordo vasca», la cena e ovviamente il dopo. E c’è pure chi ne approfitta per farsi una pedicure, con il taglio di unghie e lavaggio in acqua. «Sfido chiunque a trovare piacere nel consumare in uno dei miei tavoli a ridosso della fontana tra la confusione che impera e gli accampamenti vari», chiosa l’esercente che chiede il divieto di utilizzarla come una seduta. Perché molto spesso il disordine generato rappresenta per alcuni cittadini un disincentivo a trascorrere qualche ora in quella zona. «Non solo per lo sporco che lasciano - sottolinea Simone Mariani del bar Twist - ma per l’anarchia che si viene a creare soprattutto tra i giovani. Litigano spesso, si creano piccole ma frequenti scazzottate, parolacce, bestemmie e comportamenti incivili. La gente evita di venire: non è un bel vedere e noi siamo costretti a lavorare in questo ambiente». Una piazza che nei pomeriggi di venerdì e sabato viene «presa in ostaggio dai giovanissimi». «Non sono cattivi ma quando sono in branco fanno gli spavaldi. Si riuniscono a decine - descrive il calzolaio -: trascorrono il pomeriggio davanti al negozio tra musica ad altissimo volume, canne e alcol. Sono solo dei ragazzi ma creano problemi al mio lavoro. I controlli ci sono ma dovrebbero passare quando c’è la calca, sarebbe un deterrente». •.

Marta Giansanti

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