Gli orologiai:
le multinazionali
ci strozzano

La fornitura selettiva dei pezzi di ricambio è un problema per i laboratori brescianiOrologiai, una categoria messa a rischio dalle case svizzere
La fornitura selettiva dei pezzi di ricambio è un problema per i laboratori brescianiOrologiai, una categoria messa a rischio dalle case svizzere
La fornitura selettiva dei pezzi di ricambio è un problema per i laboratori brescianiOrologiai, una categoria messa a rischio dalle case svizzere
La fornitura selettiva dei pezzi di ricambio è un problema per i laboratori brescianiOrologiai, una categoria messa a rischio dalle case svizzere

Tic-tac, tic-tac... Non è solo il rumore di un orologio, ma anche lo scandire del tempo della vita rimasta al lavoro dell’orologiaio. Un lavoro antico e prezioso, che rischia però di scomparire per sempre.

L’inizio della fine risale a circa venti anni fa, quando le grandi case svizzere, prime produttrici al mondo di orologi di alta gamma, dopo aver acquisito marchi orologieri e produttori di movimento (il meccanismo interno all’orologio) hanno iniziato a negare gradualmente l’approvvigionamento dei ricambi agli orologiai riparatori.

UN «PROIBIZIONISMO» che è cresciuto negli anni, fino allo stato attuale delle cose, con oltre quattrocento tra laboratori e magazzini italiani che rischiano di chiudere, una cinquantina dei quali sono presenti solo nella nostra provincia.

«Più passano gli anni e più i rubinetti delle forniture vengono chiusi», spiega Davide Albini, orologiaio di Brescia, raccontando di come le cose sono cambiate negli anni e di come i gruppi svizzeri hanno dato vita alla cosiddetta «distribuzione selettiva» o più semplicemente ad una distribuzione riservata solo a poche realtà, che - in cambio - devono far riferimento solo ed esclusivamente alle multinazionali.

«Il motivo ufficiale che danno le Case è la volontà di eliminare dal mercato orologiai inesperti e improvvisati, che possono mettere le mani su orologi di grande valore - spiega Albini -. La realtà è un’altra: questo monopolio sta colpendo anche riparatori con decine di anni di esperienza, che, in molti casi, negli anni passati hanno pagato, e non poco, per partecipare a corsi di formazione nelle stesse multinazionali che oggi negano la loro ottima preparazione».

Secondo molti orologiai il motivo nascosto sarebbe da ricondurre ovviamente al denaro. Riparare un orologio da un artigiano permette un risparmio di almeno tre-quattro volte rispetto alla riparazione nella casa madre che ha visto questo mercato come una grande opportunità di guadagno. Per mascherare questa mossa non propriamente nobile sono state lasciate aperte, a chi vuole continuare ad essere rifornito, solo alcune finestrelle, ma molto dispendiose.

Tra gli spiragli c’è l'acquisto di apparecchi specifici (torni, lavatrici a ultrasuoni, compressori per l'impermeabilità...) del valore di decine di migliaia di euro, indicati dalle stesse multinazionali svizzere, oppure c’è la possibilità di fare un corso, anche questo costosissimo, direttamente in Svizzera, ovviamente tutto a proprie spese. Spese che moltissime realtà, vista anche la situazione economica, non riescono a sostenere. E che per questo saranno progressivamente destinate a chiudere. Per sempre.

A Brescia e provincia solo 4 dei cinquanta laboratori hanno aderito alla distribuzione selettiva acquistando i nuovi apparecchi.

Un grande rischio è che paesi come la Cina e il Giappone - ancora indietro nella produzione di orologi di buona fattura, ma molto avanti sulla tecnologia e soprattutto sulla falsificazione e sull'emulazione - possano dar vita a un mercato di pezzi di ricambio falsi o addirittura permettere la nascita di una produzione di orologi di qualità paragonabile a quella svizzera spostando anche questa eccellenza europea al mercato orientale.

L’ASSOCIAZIONE Orafa Lombarda si è già attivata per interrompere la nascita di questo monopolio. Lo scorso marzo insieme a Confcommercio e Confartigianato ha presentato un dossier sul- l’argomento al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

Inoltre attraverso i banchetti in piazza sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione e dopo Milano, Bergamo e Roma, fra due settimane sarà la volta di Brescia: venerdì 9 settembre dalle 9 alle 18 sotto i portici di via IV Novembre gli orologiai bresciani aspetteranno clienti e appassionati di lancette per firmare la petizione contro le grandi multinazionali svizzere.

«È una questione che riguarda anche i consumatori perché oltre a non potersi più riferire al proprio orologiaio di fiducia in futuro saranno costretti a spendere molti più soldi per una riparazione effettuata direttamente dalla casa madre», sottolinea Maurilio Savoldelli, presidente dell’Associazione Orafa Lombarda invitando i bresciani a partecipare in massa all’iniziativa e a firmare la petizione perché «potrà contribuire a trovare un giusto accordo tra le parti».

Marta Giansanti

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