Gli studenti in
piazza. «Basta
lezioni a casa»

Gli studenti, in piazza Vittoria, durante la manifestazione
Gli studenti, in piazza Vittoria, durante la manifestazione

«Per la nostra formazione e per la nostra salute mentale vogliamo rientrare a scuola, subito e in sicurezza». Tornano a far sentire la propria voce gli studenti della provincia, scesi in piazza ieri mattina «per non restare impassibili di fronte a un trattamento ingiusto» che li ha costretti ad essere «i primi a fermarsi e gli ultimi, forse, a poter ripartire». UNA MANIFESTAZIONE organizzata dall’Unione degli studenti di Brescia (Uds) per «rivendicare il diritto allo studio», mossi dalla convinzione che «con i giusti provvedimenti sia possibile tornare in classe nel rispetto della salute di tutti». Chiedono «interventi mirati e necessari, accordi con le agenzie dei trasporti, tracciamento dei contagi all’interno degli istituti per evitare la diffusione del virus». Sul banco degli imputati la famigerata Dad che, «pur avendo salvato l’istruzione nei primi mesi di pandemia ora si dimostra essere non più efficace». Dopo quasi un anno chiusi in casa davanti allo schermo di un pc, la stanchezza inizia a farsi sentire, la concentrazione vacilla e l’isolamento provoca gravi e frequenti disturbi psicologici tra i giovani. «Siamo stanchi di essere presi in giro con continui slittamenti di date, state danneggiando una generazione di ragazzi: avete avuto l’estate per organizzarvi ma nulla è stato fatto. E noi siamo ancora qui a protestare mentre i centri commerciali sono costantemente al completo», chiosa Siana Recaldini, del Gambara puntando il dito contro le amministrazioni a più livelli, «colpevoli di non considerare la cultura una priorità del Paese». Perché l’emergenza sanitaria ha solo scoperchiato un vaso di Pandora colmo «di criticità dovute alle politiche di privatizzazione e ai continui tagli all’istruzione», come ricorda il Kollettivo studenti in lotta che al termine della manifestazione ha affisso uno striscione in Prefettura con la scritta «Occupiamoci della scuola», immediatamente intercettato dalla Digos. «Serve un intervento strutturale, presupponendo una riforma dei modelli di didattica e di valutazione vecchi di quasi un secolo, servono edifici scolastici adeguati non solo per la pandemia e trasporti che possano soddisfare le possibilità economiche di chiunque, senza lasciare scoperte zone ed evitando gli ordinari affollamenti», aggiunge Aya Dadouch membro dell’Uds e studente del Calini. Al loro fianco, come «migliori alleati in questa battaglia”, qualche adulto. Pochissimi in realtà. «Dovremmo essere molti di più per aiutarli - sottolinea Paola Slompo, insegnante di lettere all’Antonietti di Iseo -. Stanno perdendo pezzi fondamentali della loro vita, fatti di affetti e di rapporti all’interno delle scuole. Stiamo assistendo alla crescita di preoccupanti disturbi psicologici tra i giovani e a un consistente abbandono scolastico e i danni potrebbero essere irreversibili». Molte le proposte attuabili, a partire «da una turnazione in classe a piccoli gruppi». Sotto i portici di piazza Vittoria, nel frattempo, andava in scena un’altra protesta: alcuni studenti del V anno del De Andrè, sfidando le proibitive temperature, hanno seguito le lezioni per terra “ma insieme”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti