Attilio Visconti: «Grazie Brescia. Giovani e ambiente le tue due sfide»

Il saluto istituzionale tra Visconti e il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono,  nel salone della LoggiaAttilio Visconti lascia la Prefettura di Brescia dopo tre anni di servizio e domani prenderà servizio a Bologna
Il saluto istituzionale tra Visconti e il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, nel salone della LoggiaAttilio Visconti lascia la Prefettura di Brescia dopo tre anni di servizio e domani prenderà servizio a Bologna
Il saluto istituzionale tra Visconti e il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono,  nel salone della LoggiaAttilio Visconti lascia la Prefettura di Brescia dopo tre anni di servizio e domani prenderà servizio a Bologna
Il saluto istituzionale tra Visconti e il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, nel salone della LoggiaAttilio Visconti lascia la Prefettura di Brescia dopo tre anni di servizio e domani prenderà servizio a Bologna

In Prefettura saranno le ultime 24 ore con Attilio Visconti a guidare l’istituzione. Da domani arriverà Maria Rosaria Laganà, originaria di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), 61 anni, fino ad oggi alla guida della Prefettura di Treviso. Visconti è destinato a Bologna dopo aver gestito dossier importanti nel bresciano soprattutto a livello ecologico. Pensando ai tre anni passati l’ambiente è stato un suo vero pallino... «L’ambiente è una sfida complicatissima e questa sfida si vince se si è consapevoli che il sacrificio è di tutti, dal ricco al povero. Un paradigma che vale per tutti i settori. L’ambiente si presta a strumentalizzazioni politiche, ma non deve essere così. L’ecologia non deve avere bandiere, altrimenti saremo costretti a lockdown ambientali micidiali o al peggio». Ha vissuto in prima fila anche la pandemia su uno dei territori pù colpiti d’Italia. «La pandemia ha messo in evidenza la necessità di coordinare gli sforzi e le iniziative. Il virus ha portato con sè disagi enormi, da quello giovanile acuito al massimo a quello economico con le famiglie messe a dura prova e del lavoro a livello industriale. Abbiamo vissuto tensioni enormi che soltanto con un coordinamento costante tra le parti sociali si è riusciti a gestire e affrontare con la massima trasparenza e tranquillità. La Prefettura in questo si è presa la croce e l’ha portata per tenere unito il sistema e dare le risposte immediate che dessero a tutti la sensazione che alla pandemia si poteva rispondere e si poteva superare. Questo è accaduto per i trasporti, per i vaccini e per la sicurezza dei luoghi di lavoro una volta riprese le attività». Lascia al successore la questione dell’hub vaccinale permanente. Che sensazione ha avuto dalla Regione? «Nell’ultima riunione fatta in Broletto mi è parso di capire che dalla Lombardia si vorrà lasciare le cose come stanno. E ci sta pure se i dati dopo il picco iniziassero a scendere e che si possa con più tranquillità programmare una serie di interventi. Bisogna aspettare quello che accadrà. Probabilmente un domani creare un hub centrale che rimanga fisso per altri richiami non sarebbe una cosa sbagliata. Altrimenti ogni inverno si rischia di rincorrere l’emergenza cercando spazi idonei per le vaccinazioni». L’altra partita che l’ha vista impegnata è quella del depuratore. Cosa si sente di dire? «Premesso che in sei mesi, dalla nomina a commissario, è la prima volta che parlo del depuratore. Ho sempre grande rispetto per chi contesta e protesta perchè vuol dire che ha un “credo“. Se la contestazione è fondata o meno questo sono cose soggettive che non sta a me indagare. Personalmente ho agito sempre con alto senso di responsabilità senza essere condizionato da nulla e nessuno. Quando ho deciso l’ho fatto dopo aver fatto 43 colloqui e letto tre studi di altrettante università. Certo è che il lago di Garda è un tesoro d’Italia. E come se fosse a rischio Capri, la costiera Amalfitana o la costa Smeralda. Dico che sono situazioni in cui subentra l’interesse nazionale. Quindi bisogna fare presto perchè tenere sotto scacco il Garda non è immaginabile. Per questo il mio successore dovrà intervenire con determinazione. Il progetto va avanti e la convenzione è stata fatta. Il fiume Chiese andrà di certo valorizzato e per questo ho chiesto 3 milioni di euro al Governo ogni anno perchè possa essere messo in sicurezza e valorizzato». Dopo tre anni c’è qualcosa che aveste voluto fare ma che non ha fatto in tempo veder realizzata? «Se fossi rimasto a Brescia avrei organizzato gli Stati Generali sul disagio giovanile. C’è una necessità impellente a livello bresciano, e l’ho avvertita sulla pelle, di queste manifestazioni di aggressività da parte dei giovani legate al tema del nichilismo assoluto. Sono risposte che il mondo istituzionale deve essere in grado di dare. Pensavo di far diventare Brescia il entro di questo dibattito nazionale che è diventato emergenza propri con la pandemia. C’è necessità di risolvere le questioni. Ora, dove andrà, potrò declinare il progetto magari coinvolgendo Brescia Capitale della Cultura. Per il resto non posso che ringraziare i bresciani per il lavoro fatto in questi anni duri, anche quando gli ostacoli sembravano insormontabili siamo riusciti a trovare la via del futuro». •.