La tragedia di Salò

«Il motoscafo filava quasi a 20 nodi: impatto terribile da 16 tonnellate»

Importante udienza del processo per la morte sul lago di Greta e Umberto. Per il consulente dell’accusa il Riva aveva «fari non omologati» mentre la luce accesa del gozzo «lo era». Un testimone: «I due turisti visibilmente ubriachi». In aula entrambi gli imputati
La Scientifica analizza il gozzo dove si trovavano i due ragazzi travolti dal motoscafo dei tedeschi
La Scientifica analizza il gozzo dove si trovavano i due ragazzi travolti dal motoscafo dei tedeschi
La Scientifica analizza il gozzo dove si trovavano i due ragazzi travolti dal motoscafo dei tedeschi
La Scientifica analizza il gozzo dove si trovavano i due ragazzi travolti dal motoscafo dei tedeschi

«È stato un colpo terribile» Un impatto da «sedici tonnellate». A questa conclusione, oltre a diverse altre, è arrivato il consulente dell’accusa, capitano Diego Ammirati. Il processo è quello per la morte di Greta Nedrotti e Umberto Garzarella, travolti da un motoscafo mentre, la sera del 19 giugno scorso, si trovavano sul gozzo del giovane, nelle acque del golfo di Salò.

Sul banco degli imputati ci sono Christian Teismann e Patrick Kassen i due turisti tedeschi che stavano viaggiando sul potente Riva. Al timone c’era Kassen, ora ristretto ai domiciliari. È stato presente ad ogni udienza, a differenza di Teismann, che ieri è entrato in aula per la prima volta.

Quella del capitano Ammirati non è stata l’unica deposizione nell’udienza, ma certamente è destinata a ricoprire una rilevanza notevole nel processo. Anche per il solo fatto che la difesa dei due imputati deve ancora procedere al controesame, a riprova dell’importanza che viene attribuita all’escussione del consulente. Questo avverrà il due febbraio prossimo, mentre il quattordici sono previste le deposizioni degli imputati. Il capitano Ammirati ha iniziato parlando delle metodologie a cui si è fatto ricorso per definire la traiettoria del motoscafo, dal gps alle telecamere.

«La velocità - ha spiegato - è stata individuata in 19,4 nodi. In quanto al posizionamento, quello più accettabile è quello fornito dal sistema satellitare. L’assunzione dei dati è stata fatta più volte, in tempi diversi. Calcolando l’errore massimo si arriverebbe a 17 nodi». Velocità che quindi rimane altissima essendo quella massima consentita nel punto in cui è avvenuto l’impatto, di cinque nodi. Il consulente ha quindi spiegato che l’attività principale, svolta di persona, è stata di esaminare le due imbarcazioni. «Sul gozzo - ha detto -si nota chiaramente il segno d’entrata di una prora, non sulla linea di galleggiamento, per questo non è affondato».

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Quindi la minuziosa descrizione di tutti gli altri danni riportati dal gozzo e di come questo impatto sarebbe avvenuto. In quanto al Riva «ha strisciato su strutture e persone». Poi, l’accertamento che nell’escussione ha ricoperto l’importanza maggiore: la reciproca possibilità d’individuare le imbarcazioni. Parlando del gozzo su cui si trovavano le due vittime, ha detto che trattandosi di un’imbarcazione, in quel momento non propulsa, aveva «l’obbligo di mostrare una luce bianca a 360 gradi» e che nel momento in cui è stata osservata è emerso che «la luce c’era ed era omologata». Per la presenza della luce bianca, ha aggiunto «ci riportiamo ai filmati».

Diversa, sulla base di quanto ha detto successivamente, la situazione del Riva. Ha parlato di «fanali originali, ma non omologati». In quanto alla possibilità del «comandante del Riva d’avere la visibilità della sagoma del gozzo» ha stimato in circa quattro secondi prima la possibilità di vederla». La luce del gozzo si sarebbe dovuta vedere invece «a due miglia di distanza». In «quattro secondi», sollecitato dal pm Maria Cristina Bonomo, ha risposto che «in “condizioni semplici”, con le mani sul volante avrebbe potuto accostare, la risposta sarebbe stata immediata».

Sempre il pm ha chiesto cosa sarebbe successo se avesse rispettato il limite dei cinque nodi di velocità. «A quella velocità l’imbarcazione si sarebbe abbassata e sarebbe iniziata anche la visione. Ci sarebbe stato moltissimo tempo per manovrare. L’energia cinetica sarebbe stata sedici volte di meno, circa una tonnellata». Per Umberto Garzarella invece «non c’è motivo tecnico per pensare che non fosse vigile. Esiste la possibilità di vedetta, ma è nulla se io non ho un segnale che riconosco: nessuna delle luci era codificata». Nell’udienza di ieri è stato sentito anche il luogotenente Pasquale Angelillo, della Guardia Costiera di Salò. Nelle sue parole, la spiegazione della ricostruzione ricorrendo alle immagini delle telecamere di un sistema di video sorveglianza, di distanze e velocità. Nella ricostruzione sono state utilizzate anche imbarcazioni.

E sempre ieri è arrivato anche un testimone dall’Austria. Si tratta del fidanzato di una giovane che aveva deposto in una delle precedenti udienze. Una deposizione considerata rilevante poiché si tratterebbe di persone che hanno visto i due turisti tedeschi poco prima che salissero sul Riva per fare ritorno a Salò, dal ristorante in cui si trovavano, la sera, in un altro comune del golfo. Il giovane ha detto che «era visibilmente chiaro che i due signori fossero molto ubriachi, da come camminavano e come si muovevano». «Perché ubriachi?», ha chiesto il pm. E il testimone: «Perché si muovevano in modo goffo e quasi cadevano a terra. Erano poi molto chiassosi nel parlare». La difesa ha fatto notare che il testimone ricordava solo «l’ubriachezza e non altri aspetti».