Il virus conferma le infezioni da importazione

Gli studi si susseguono per conoscere meglio il coronavirus
Gli studi si susseguono per conoscere meglio il coronavirus

Virus, batteri e altri agenti patogeni viaggiano con noi, in un contesto globalizzato in cui spostamenti e connessioni sono sempre più veloci. La pandemia da Covid-19, che lo scorso dicembre ha raggiunto anche l’Antartide (unico continente fino ad allora «immune»), ricorda, drammaticamente, l’importanza di sorvegliare le malattie infettive di importazione. Un obiettivo che vede impegnate, da oltre vent’anni, 25 realtà europee, fra cui la Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell'università degli Studi di Brescia - Spedali Civili, nella raccolta e analisi dei dati di infezioni legate ai viaggi che si manifestano in Europa, nel sistema EuroTravNet. Di recente il gruppo di lavoro ha curato la più completa sorveglianza sentinella delle malattie infettive di importazione, pubblicata fino ad oggi: riassume i risultati di oltre 100 mila viaggiatori malati, il 10 per cento migranti, trattati tra il 1998 e il 2018. LO STUDIO, pubblicato lo scorso 21 dicembre sulla rivista The Lancet Regional Health - Europe, evidenzia un aumento dei viaggiatori di ritorno registrati all'interno della rete, dimostrando il valore della sorveglianza sentinella come strumento per analizzare le tendenze in atto nell'epidemiologia delle malattie infettive nel mondo, aiutando i medici nella diagnosi e cura e informando le autorità sanitarie. «In un mondo sempre più popolato e globalizzato, in cui si registravano in epoca pre-Covid poco meno di 1,5 miliardi di viaggiatori internazionali ogni anno, la possibilità che persone, animali, merci possano trasportare involontariamente infezioni non presenti in un altro territorio è oggetto di attenzione in tutti i Paesi - dichiara Francesco Castelli, ordinario di Malattie Infettive UniBs, tra gli autori dell’articolo -. La diffusione dell’attuale pandemia di infezione da SARS-Cov-2 ne è la tragica testimonianza». Dall’analisi dei dati di sorveglianza degli ultimi vent’anni emerge un aumento progressivo delle infezioni di importazione trasmesse da vettori (ponendo l’attenzione sulla presenza nel sud dell'Europa di specie di zanzare potenzialmente in grado di diffondere a loro volta l’infezione). In crescita anche i morsi di animali, con il rischio di esposizione alla rabbia. Nel complesso i disturbi gastrointestinali rappresentano la ragione più ricorrente per rivolgersi al medico dopo il rientro da un viaggio, mentre la malaria, che si manifesta in più del 5 per cento dei pazienti, rimane la malattia parassitaria più riscontrata e la causa di decesso più frequente. La mortalità per malattie infettive importate resta limitata, pari allo 0,04 per cento di tutti i casi analizzati. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lisa Cesco