LA TRAGEDIA

Il volontario bresciano Michele Colosio ucciso in Messico a colpi di pistola. La madre: "Era andato là solo per fare del bene".

Ex tecnico di radiologia agli Spedali Civili, da dieci anni seguiva progetti di cooperazione.
Le immagini pubblicate sul web dalle agenzie di informazione messicane
Le immagini pubblicate sul web dalle agenzie di informazione messicane
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Assassinato a colpi di pistola mentre stava rientrando a casa a San Cristobal de Las Casas in Chiapas,  Messico,  la notte tra il 10 e l'11 luglio. E’ morto così il volontario bresciano Michele Colosio, che da oltre 10 anni si occupava di progetti di cooperazione e faceva la spola tra i due Paesi. L'assassino - secondo quanto è emerso dalle indagini in corso - lo avrebbe raggiunto in moto per poi scappare dopo aver esploso alcuni colpi di pistola. Il 42enne, originario di Borgosatollo, ex tecnico di radiologia agli Spedali Civili di Brescia, aveva preso in gestione un piccolo podere in cui allevava degli animali e in cui sviluppava progetti per l'istruzione dei ragazzi delle zone rurali più povere.

Secondo quanto riportato dai siti di informazione Revista Poderes e AZMedios  il 42enne, che da una decina di anni era diventato cittadino del mondo, sarebbe rimasto vittima  “di una delle tante aggressioni che si verificano quotidianamente nel Pueblo Mágico de San Cristóbal, città in balia di tanti gruppi armati (criminalità comune, criminalità organizzata, narcotrafficanti, gruppi di scontri e paramilitari, sicari in uniformi, ecc) che agiscono grazie all'occhio cieco di tutti i governi e alla corruzione di tutte le forze di polizia”.   "Non meritava di fare questa fine, era andato là solo per fare del bene" ha commentato la madre di Michele Colosio,  Daniela Stanga. "Era uscito di casa per fare delle compere in un negozio poco distante - ha raccontato -. Erano circa le 10 di sera, l’alba qui da noi. Qualcuno gli si è avvicinato e lo ha aggredito a colpi di pistola".

La madre vorrebbe raggiungere il Messico nelle prossime ore. Colosio, riferiscono le agenzie d’informazione locali, si occupava di varie cose: era artigiano, viaggiatore, pastore, sellaio, meccanico di biciclette. Dopo aver lavorato come radiologo in ospedale, si era avvicinato alla casa di salute comunitaria Yi’bel Ik’ - Radice del Vento dove era impegnato in progetti sociali, “convinto che fosse necessario aiutare, senza distinzione di lingue e colori di pelle”.  

La Farnesina ha fatto sapere che l’Ambasciata d’Italia a Città del Messico è in contatto con le autorità di polizia messicane e sta prestando la massima assistenza ai familiari di Colosio.

P.B.

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