IL MEDICO ARRESTATO

«Iniezioni letali ai malati di Covid»

Nel mirino il lavoro al pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari, dove si sono verificate alcune morti sospette nel mese di marzoCarlo Mosca: il primario finito al centro dell’inchiesta
Nel mirino il lavoro al pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari, dove si sono verificate alcune morti sospette nel mese di marzoCarlo Mosca: il primario finito al centro dell’inchiesta

Somministrazioni di farmaci che si sono rivelati letali, quindi «omicidio volontario». Cartelle cliniche che portano all’accusa di falso. Il tutto nell’ambito della già pesantissima vicenda Covid. Così finisce ai domiciliari, con le terribili accuse, un medico, Carlo Mosca, 47 anni, facente funzione di primario al pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari. Le indagini sono iniziate sulla morte di quattro pazienti, ma la misura cautelare è stata decisa per due, uno di 61 anni, l’altro di 80, entrambi residenti nella Bassa Bresciana. L’ arresto del medico, originario di Cremona e domiciliato a Mantova, è stato eseguito ieri dai carabinieri del Nas di Brescia, che hanno condotto le indagini coordinate dal pm Federica Ceschi. TUTTO È PARTITO da un esposto di un infermiere del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari ai carabinieri verso la fine di aprile. Un esposto in cui si riferiva di «condotte delittuose» poste in essere dal primario quando si era nel pieno della pandemia. I fatti al centro dell’indagine sarebbero avvenuti nei giorni a ridosso del 20 marzo, e i farmaci al centro dell’inchiesta sono la succinilcolina e il propofol: nella ricostruzione accusatoria sarebbero stati somministrati senza procedere «alla successiva intubazione dei pazienti». Questo ne avrebbe provocato la morte. Ma non si sarebbe trattato di omicidio colposo, bensì volontario, e dalle indagini è emerso che personale sanitario dell’ospedale di Montichiari si sarebbe rifiutato di «somministrare al paziente i sedativi indicati dal primario». Sempre personale sanitario, con riferimento a uno dei due morti, ha riferito di essere stato al capezzale di Natale Bassi, l’uomo di 61 anni, «la mattina del 20 marzo, quando il paziente era colpito da crisi respiratoria. Con loro c’era il primario Mosca che, ad un certo punto, chiedeva gli fosse portata della succinilcolina; dopodichè, intimava agli infermieri e alla Oss di uscire dalla stanza di emergenza e di lasciarlo solo con il paziente». Qualche minuto dopo, il rientro nella stanza e il riscontro della morte del paziente. CON RIFERIMENTO a Angelo Paletti, l’altro morto, le indagini hanno invece consentito di appurare che la mattina successiva al decesso un infermiere ha rinvenuto fiale di Succinilcolina ed una di Propofol. Si era quindi confrontato con un collega che gli aveva confidato che «durante un turno Mosca gli aveva chiesto di somministrare ad alcuni pazienti della succinilcolina - ordine cui si era tuttavia sottratto». E per quanto a conoscenza dell’infermiere «la notte tra il 22 e il 23 marzo non erano state effettuate intubazioni». A luglio si era anche proceduto alla riesumazione di tre salme per procedere agli accertamenti investigativi. La procura si è affidata a due consulenti: Donata Favretto e Antonello Cirnelli. Il medico è assistito dagli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi. «Rispetto a quanto accaduto - spiega l’avvocato Bontempi - il nostro assistito si dichiara estraneo ai fatti e pronto a dimostrare alla prima occasione la propria correttezza. Ha avuto un impegno molto forte durante il periodo più duro dell’emergenza per salvare la vita delle persone, non certo per toglierla». Il primario, attraverso i legali, ha negato «d’aver somministrato i farmaci». •

Mario Pari