Ipotesi di una terza dose? «Con 6 mesi di copertura ci sarebbe la necessità»

Le vaccinazioni proseguono a pieno regime in Lombardia
Le vaccinazioni proseguono a pieno regime in Lombardia

La marcia giusta ingranata in Lombardia per le vaccinazioni anti Covid dovrà presto confrontarsi con una nuova incognita: quella della terza dose. «Non c’è un’indicazione precisa che ci dica che l’immunizzazione perda efficacia dopo sei mesi, ma nemmeno disposizioni sulla durata della copertura del vaccino. Siamo in attesa di un chiarimento: l’ipotesi di una finestra di efficacia di sei mesi (come previsto per la validità del green pass, ndr.) ci porrebbe drammaticamente di fronte alla necessità di riprendere l’attività vaccinale per la terza dose già nei prossimi mesi, tenuto conto che i sanitari e ospiti delle Rsa sono stati immunizzati da gennaio. E questo ci creerebbe non pochi problemi organizzativi e di disponibilità di vaccini». Lo ha confermato il direttore generale Welfare Lombardia, Giovanni Pavesi, nel corso della Commissione Sanità regionale, chiarendo però che non c’è ancora una risposta definitiva e i sei mesi sono quelli finora testati, «si tratta di capire con dati scientifici solidi se oltre quel periodo il titolo anticorpale dà ancora le necessarie garanzie di protezione». La risposta dovrà arrivare dal Ministero, ma anche in Lombardia si sta pensando di affrontare in maniera sistematica il tema del monitoraggio anticorpi, finora portato avanti da singoli ospedali. «Anche se i casi di reinfezione sono veramente pochi, nell’ordine del 2-3 per cento – spiega Pavesi -, il focus dovrà essere sui sanitari, ormai vaccinati da diversi mesi, per verificarne il livello di anticorpi, attraverso indagini sierologiche da mettere a regime compatibilmente con l’attività dei laboratori». Nel frattempo la macchina delle vaccinazioni procede a pieno regime. Da oggi sul portale di Regione si aprono le prenotazioni per le prime dosi agli insegnanti rimasti fuori dalla tornata vaccinale di marzo (mentre stanno già arrivando gli sms per le seconde dosi, con possibilità di chiedere una deroga e spostare l’appuntamento tramite call center se coincide con sedute per scrutini o esami). Mentre, sul fronte dei vulnerabili, fra gli under 80 sono stati vaccinati 380.000 lombardi, di cui 200 mila anche con la seconda dose, equivalenti al 66 per cento su un target stimato di 577 mila aventi diritto. A questi vanno aggiunti gli over 80, per oltre 1 milione di vaccinazioni con la seconda dose. «Con la fine di maggio puntiamo a chiudere la partita dei fragili – questa l’assicurazione del Dg Welfare -, e a concludere le vaccinazioni domiciliari, che hanno un’onerosità in termini di personale e tempi non paragonabile agli hub vaccinali». Le vaccinazioni in azienda non potranno essere prese in considerazione prima del mese di giugno – su questo il generale Figliuolo è stato tassativo – anche perché il piano di consegna dei vaccini copre i fabbisogni già previsti fino alla fine del mese, e ad oggi la Regione non sarebbe in grado di aprire altri punti vaccinali. Qualche spiraglio, invece, sembra aprirsi per agevolare le visite agli ospiti delle Rsa, visto che i parenti devono fare a proprie spese un tampone, a meno che non siano già vaccinati o guariti dal Covid. «Una soluzione potrebbe essere quella di fare i tamponi ai parenti direttamente in Rsa, utilizzando la dotazione per gli screening periodici a carico del sistema regionale – ragiona Pavesi -. Fermo restando che, pur con l’avanzare delle vaccinazioni, il livello di guardia sulle case di riposo deve rimanere molto alto». •.

Lisa Cesco

Suggerimenti