VIOLENZA DOMESTICA

Ippolita Sforza: «Aule, tempi lunghi e poco dialogo tra civile e penale»

Per la prevenzione di femminicidi e altri tipi di maltrattamenti sulle donne e sui bambini servono riforme. E formazione delle figure professionali
Ippolita Sforza, avvocato
Ippolita Sforza, avvocato
Ippolita Sforza, avvocato
Ippolita Sforza, avvocato

Ippolita Sforza, avvocato e presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia, conosce gli aspetti giuridici e psicologici della lotta alla violenza sulle donne: battaglia che ha bisogno di figure preparate, in grado di aiutare le vittime.
Quasi quotidianamente in Italia accadono omicidi preannunciati, direttamente o indirettamente. Noi tutti - donne, uomini, istituzioni, forze dell'ordine - dobbiamo considerare tutte le spie, i gesti aggressivi, le scritte sui muri, le offese verbali?
Sì. Ma così tante donne subiscono ogni tipo di violenza che non ci sono i numeri, tra forze dell’ordine, magistrati e altri soggetti impegnati nel contrasto alla violenza. Non sai come sfocerà ogni caso: quindi il pericolo è sottovalutare. Esiste da tempo una valutazione del rischio nei centri anti-violenza, però l’intoppo è a livello di tribunali. E di mentalità, perché la sottovalutazione è aspetto culturale.
ulturale, antropologico, psicologico e politico: come e dove si affronta anche al di là della continua emergenza? A scuola?
La scuola è importantissima. Ma ci sono troppi impedimenti: invece servirebbero continui scambi. Siccome sono temi che vanno a toccare la famiglia e la libertà di espressione, in Italia sembra sempre che il percorso debba portare a compromessi e annacquamenti che impediscono reali mutamenti. Purtroppo nei casi di diversi femminicidi recenti erano giovani sia le vittime che gli assassini.
Gli strumenti politici e giuridici nuovi stanno aiutando o si tratta di riforme incompiute?
a un lato si tratta in effetti di percorsi incompiuti perché manca la volontà di affrontare il problema in modo strutturale e non emergenziale. Però tanti strumenti sono previsti dalla legge sulla Buona scuola, ad esempio, e dalla Convenzione di Istanbul.
Capita spesso di essere contattati per una consulenza che non sfocia in denuncia per paura o eccessiva fiducia nel partner?
Molte non trovano il coraggio perché noi non possiamo dare garanzie sul fatto che il caso verrà preso in carico velocemente. Tante clienti denunciano le lunghe attese prima che i tribunali fissino le udienze: nel frattempo loro si sentono a rischio. Di sicuro ci sono cambiamenti in positivo, a livello penale scattano allerte di un certo tipo. In ambito civile quando una donna deve affrontare la separazione dobbiamo notificare in tempi brevi al marito ma poi l’udienza è fissata dopo 6-7 mesi. E anche a Brescia in un caso di tentato omicidio, con modalità simili alla tragedia di Castegnato, per la bambina della coppia sono stati organizzati incontri in carcere, come in una separazione normale: ma la piccola aveva assistito al fatto. C’è poco dialogo tra penale, civile e tribunale dei minorenni. Si formano le forze dell’ordine, non altrettanto la magistratura civile che decide gli affidamenti. I fatti di violenza non vengono sempre considerati. •

Sara Centenari