MONUMENTI/2

L’Arengario piegato dagli anni ora sarà rimesso a nuovo

L’arengario di piazza Vittoria deve essere riqualificato
L’arengario di piazza Vittoria deve essere riqualificato
L’arengario di piazza Vittoria deve essere riqualificato
L’arengario di piazza Vittoria deve essere riqualificato

«L’arengario, il pulpito degli oratori di manifesta ispirazione romano-imperiale. In pietra porfirica rossa di Tolmezzo, è decorato da bassorilievi che ripropongono nel giusto ordine cronologico tutte le vicende o i personaggi più importanti della storia della città: al principio la Vittoria alata riporta all’originaria dominazione romana, poi la sfilata della gloria continua con re Desiderio, Arnaldo da Brescia, Berardo Maggi, i Santi Faustino e Giovita, gli artisti Romanino e Moretto, le Dieci Giornate, la Prima Guerra Mondiale. Nel dopoguerra l’Arengario non venne toccato solo la scritta dell’ultima formella Fascismo Anno X, venne scalpellata via», così scriveva la collega Chiara Comensoli nelle pagine della Cultura di Bresciaoggi in uno degli articoli che il giornale dedica ai monumenti e siti bresciani più significativi. In pratica la prima persona che ci salì, sull’arengario, fu Benito Mussolini che da lì, il 1 novembre del 1932, pronuncio il suo discorso per l’inaugurazione della piazza. In quasi cento anni l’opera dello scultore Antonio Maraini è deperita progressivamente, rivelando crepe che hanno fatto temere per la sua stabilità. Il Comune è intervenuto nell’agosto del 2020, d’urgenza, per metterla in sicurezza. In occasione dei sopralluoghi eseguiti dai tecnici per verificare i danni che erano stati provocati in città dai violenti eventi meteorologici di quell’estate, emerse il peggioramento delle fessurazioni che denotavano un probabile dissesto di natura strutturale. C’era il problema del frequente utilizzo della seduta sotto lo sbalzo del monumento. È spesso usata da passanti che si accomodano per riposare o gustare un gelato. Oltre alla conservazione del bene, c’era dunque l’esigenza di non mettere nessuno a rischio. L’arengario venne puntellato e l’area chiusa con un telo bianco. Ma si trattava di un intervento temporaneo, di una soluzione tampone. Serviva invece un progetto di restauro più profondo, che intervenisse sulla struttura portante ed in seguito sulle superfici lapidee scolpite dal Maraini. Nei mesi scorsi la Loggia dopo aver fatto le necessarie ricerche archivistiche e informative sull'Arengario, ha dato il via ad una campagna di indagini sul monumento, per acquisire il più possibile informazioni sulla tecnica costruttiva utilizzata, con particolare riguardo alla struttura portante, alla modalità di assemblaggio dei blocchi lapidei del parapetto, nonché delle lastre di rivestimento. Ciò anche alla luce del fatto che, negli anni '70, in occasione della costruzione del parcheggio interrato di piazza Vittoria, si è dovuto procedere con il totale smontaggio dell'apparato lapideo dell'Arengario e la demolizione della struttura portante in calcestruzzo armato. Il parcheggio, di seicento posti, entrò in funzione il 5 marzo 1974 dopo tre anni di lavori. La piazza, anche all’inizio dello scorso decennio è stata anche parzialmente chiusa per far spazio ad altri importanti cantieri: quelli della metropolitana. Al termine dei quali la piazza venne riqualificata, con la ricostruzione della fontana ed altri interventi, e pedonalizzata. Tornando fruibile nella nuova veste nel dicembre del 2013. «Gli studi in corso - spiegano i tecnici dell’Assessorato ai Lavori pubblici - riguardano, sia la verifica statica della nuova struttura portante, sia la verifica di stabilità degli elementi monolitici in pietra rimontati, che costituiscono il parapetto dell'Arengario. Studi che consentiranno di giungere alla proposta definitiva di messa in sicurezza di tutti gli elementi, sia dal punto di vista strutturale sia del recupero e restauro degli elementi lapidei». Nelle indagini già eseguite e in quelle in corso è stata naturalmente coinvolta la Soprintendenza e con l’ente di via Calini anche un ingegnere strutturista ed una ditta di restauro di Beni Culturali. «Il lavoro dei tecnici del Comune - spiega l’assessore alla Rigenerazione urbana Valter Muchetti - è come sempre attento e meticoloso. Il fine è il restauro di questa importante opera, ma ci sono una serie di passaggi che ancora devono essere conclusi. Chiediamo ai cittadini un po’ di pazienza, la cosa più importante è prendersi cura e conservare i nostri monumenti nel modo migliore».•.DDD

Eugenio Barboglio

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