L’odissea di De Zerbi e Lucescu «Svegliati di notte dalle bombe»

di Vincenzo Corbetta
Roberto De Zerbi, 42 anni: da questa stagione allena lo Shakhtar, in Ucraina
Roberto De Zerbi, 42 anni: da questa stagione allena lo Shakhtar, in Ucraina
Roberto De Zerbi, 42 anni: da questa stagione allena lo Shakhtar, in Ucraina
Roberto De Zerbi, 42 anni: da questa stagione allena lo Shakhtar, in Ucraina

Un tifoso del Brescia pensa a quanto sta avvenendo in Ucraina e non può non preoccuparsi per Roberto De Zerbi e Mircea Lucescu, personaggi che hanno fatto la storia, da sempre nel cuore di chi vive, pensa e respira biancazzurro. De Zerbi e Lucescu allenano le due maggiori squadre del Paese, le più forti, in autunno protagoniste in Champions League. Alla fine del girone d’andata lo Shakhtar di De Zerbi è in testa con 47 punti, la Dinamo Kiev di Lucescu segue a 2 lunghezze. Il ritorno sarebbe dovuto iniziare domani, ma la Federazione ha sospeso tutte le manifestazioni sportive per un mese. De Zerbi con la sua squadra è rimasto in ritiro in Turchia fino a domenica. Visti i venti di guerra, aveva prenotato i biglietti aerei per l’Italia per la giornata di ieri: «La nostra ambasciata a Kiev ci aveva consigliato più volte di tornare a casa, da giorni me lo raccomandavano anche i miei figli - il racconto dell’allenatore dello Shakhtar, 42 anni, bresciano di Mompiano -, ora aspettiamo di capire quando possiamo partire. Lo spazio aereo ucraino è chiuso, dobbiamo fare in modo di prendere la decisione giusta senza correre rischi ma come uomo di sport non posso abbandonare la squadra, i tifosi». La scorsa notte è stata tremenda per tutti: «Ci hanno svegliato le esplosioni - rivela l’ex fantasista biancazzurro, 17 presenze e una rete nel 2008 -. È successo tra le 4 e le 5 del mattino, eravamo nei nostri appartamenti, ci hanno consigliato di venire nell’hotel dove sono ora, l’Opera, perché siamo più al sicuro. Dalle finestre del nostro albergo vediamo una fila ininterrotta di auto dirette verso il confine polacco». De Zerbi si dice «preoccupato per i miei famigliari a Brescia, per gli amici che sono in apprensione per me. Vorremmo tornare quando tutti avranno la possibilità, questa non è una gara a chi si salva prima. E penso anche ai miei 13 giocatori ucraini che rimarranno qui». De Zerbi è barricato in albergo a Kiev con il suo staff fatto di 8 italiani. Il suo vice è Davide Possanzini, 46 anni, marchigiano di Loreto, ma che ha messo radici in città dopo il quinquennio nel Brescia, culminato con la promozione in A da capitano nel 2009-10. Nello Shakhtar c’è una nutrita colonia di brasiliani che ieri ha postato un appello in video: «La situazione è disperata. Le frontiere sono chiuse, le banche pure, non c’è carburante. Fate in modo che questo video arrivi ai nostro Governo perché ci aiuti a lasciare l’Ucraina». Lucescu, con la Dinamo Kiev, fino all’ultimo ha cercato di tenere la squadra in una sorta di normalità mantenendo l’appuntamento con l’allenamento previsto ieri sera. Ma la situazione ha preso il sopravvento e tutti sono rimasti dentro il centro sportivo della società: «Tornare in Romania? Per il momento non lascio l’Ucraina, non sono un codardo - dice l’ex allenatore del Brescia, 76 anni, due promozioni in A nel ’91-92 e nel ’93-94 e casa a Desenzano -. Darei un pessimo esempio. Non sono fuggito nemmeno nel 2014». Il Donbass venne bombardato, lo stadio dello Shakhtar a Donetsk fu seriamente danneggiato. Da allora la formazione, a quel tempo allenata da Lucescu e ora da De Zerbi, fa base e gioca le gare interne a Kiev: «Non sappiamo cosa fare - aggiunge sconsolato Lucescu -, ma per il momento non abbandono la squadra». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA