ZONA ARANCIONE

La città riassapora il gusto della libertà con qualche eccesso

Piazza Loggia, il salotto della città, frequentata ieri pomeriggioTanta gente ieri pomeriggio in città SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio Cattina
Piazza Loggia, il salotto della città, frequentata ieri pomeriggioTanta gente ieri pomeriggio in città SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio Cattina

È tornata la coda di auto all’ingresso del parcheggio sotterraneo di piazza Vittoria, è ricominciato o lo struscio nelle vie dello shopping e, dopo quasi due mesi, è scoccata l’ora dell’aperitivo, quello «free», libero più o meno da restrizioni. Il primo sabato in zona arancione e il primo weekend senza vincoli rispecchia la voglia di tornare alla normalità della gente. Incoraggiato dal sole e dalla prospettiva del ripristino della zona gialla, il clima di euforia ha rilassato (forse un po’ troppo) le persone. «La situazione epidemiologica sta migliorando e le prossime aperture lo confermano - sottolinea Matteo Balzelli che si gode una vera passeggiata dopo tanto tempo -. Sicuramente dobbiamo continuare a mantenere alta l’attenzione, ma con prudenza è giusto tornare ai consueti stili di vita. L’esasperazione, soprattutto tra chi ha un’attività, è tanta. Non si può non tenerne conto». In molti, quindi, ne hanno approfittato per sgranchirsi dal «torpore del mini lockdown da zona rossa», riversandosi già di prima mattina tra le bancarelle del mercato settimanale, tornato a vendere ogni tipo di merce. I vincoli restano: l’uscita di casa è consentita, l’uscita dal proprio Comune no. Se non per motivi di necessità, lavoro o salute. E il «pirlo» non rientra nelle cogenti necessità dell’idividuo. Ma a goderselo sulle scalinate del Duomo, un gruppo di ragazzi «direttamente da Iseo per sfuggire alla solita monotonia, sperando che non venga spezzata anche da una multa di 400 euro a testa»: testuali parole. Ma, in città, non solo «fuorilegge evasi» dai «comunali»: qualche barista di manica un po’ larga ha disobbedito alla norma governativa che vieta l’asporto dopo le 18. Casi sporadici e che non sono andati troppo per le lunghe. Il rispetto delle norme è stata quasi una costante. «Dopotutto c’è voglia di normalità»: la frase più gettonata, utilizzata da chiunque come un mantra. Una verità, però, che può nascondere insidie, conosciute da tutti e a più riprese: «Sappiamo cosa vuol dire goderci il momento, ma sappiamo che il rischio di ripiombare nell’incubo è alto. Basta poco a far risalire la curva dei contagi e, purtroppo, anche quella delle vittime», osserva Francesca Ghirardi in fila fuori dalla Coin. Perché, tra le altre cose, è tornata pure la coda fuori dai negozi. «Un’immagine che sembra lontana anni luce», osserva Catia commessa di una catena di abbigliamento. Per loro gli ingressi contingentati, ormai, sono diventati un must e le persone devono aspettare fuori il proprio turno. Ma non ne fanno un dramma. «L’abitudine ha preso il sopravvento» e la gioia di vedere di nuovo tanta gente in giro per il centro storico «ripaga di ogni angoscia sofferta». Anche baristi ed esercenti sorridono da sotto la mascherina. Non vedevano un sabato così dallo scorso 27 febbraio, quando il sindaco Emilio Del Bono vietò la consumazione di cibo e bevande sul suolo pubblico nel centro storico. Ordinanza non confermata in questo weekend. E i risultati non si sono fatti attendere, tra gli aperitivi in piazza e - vietato questa volta dal decreto del Governo - nelle vicinanze dei locali.•.

Marta Giansanti

Suggerimenti