Mamme e papà separati. La pandemia aggrava i bisogni: «Aiutateci»

Per tante coppie che hanno visto terminare il loro matrimonio la pandemia è piombata sulle loro vite in maniera travolgenteI volontari dell’associazione preparano i pacchi alimentari
Per tante coppie che hanno visto terminare il loro matrimonio la pandemia è piombata sulle loro vite in maniera travolgenteI volontari dell’associazione preparano i pacchi alimentari

Da counselor a distributori di pacchi alimentari: l’«Associazione Mamme e papà separati Italia» di Brescia in tempo di pandemia ha interrotto le attività routinarie di supporto psicologico, pedagogico e legale, per dedicarsi alla necessità più impellente: il cibo. «La separazione aumenta le spese e in questa situazione di incertezza molti genitori non riescono più a mettere qualcosa in tavola» spiega la presidente Eugenia Maifredi. L’associazione oggi distribuisce pacchi a un centinaio di famiglie, che significa aiutare circa 500 persone: «Il 70% italiani, metà mamme e metà papà, ma non rifiutiamo l’aiuto agli anziani e agli adulti senza figli». A Brescia, secondo l’Istat, al 31 dicembre 2019 sono state 1.981 le separazioni e 1.939 i divorzi. In questi mesi, con la giustizia ulteriormente ingessata a causa del Covid, le sentenze tardano ad arrivare, lasciando in un limbo chi deve organizzarsi per gestire una famiglia spezzata, tutelando al meglio il benessere dei figli. «Ogni settimana ci arrivano due o tre richieste nuove di pacchi alimentari – racconta Maifredi -. Se già prima c’erano delle problematiche serie, la pandemia ha aumentato la difficoltà». Ma chi sono gli utenti? « La maggior parte fa parte dell’ex ceto medio, persone che prima erano tranquille, il cui equilibrio si è incrinato con la separazione e ha ricevuto il colpo di grazia nel 2020». Per chiedere aiuto basta un appuntamento telefonico: «Parliamo e cerchiamo di capire la situazione famigliare, perché a volte l’Isee non rispecchia la realtà. Per esempio, ci sono papà che hanno uno stipendio, ma tra alimenti, mutuo della casa, affitto di quella nuova, alimenti e altri debiti già in corso, non ce la fanno più ad andare avanti». Di solito il primo contatto è telefonico: «Cerchiamo di capire il problema, che spesso è anche solo il bisogno di parlare – riferisce Maifredi -. Riceviamo molte mail da tutta Italia, anche solo per un consiglio, una voce amica». Prima all’associazione ci si rivolgeva per chiedere aiuto su come separarsi senza mettere a rischio la serenità dei figli, c’era chi denunciava violenza o chi cercava semplicemente consulenza legale: «Ora la parte materiale è predominante. Si parla di sopravvivenza, e il resto passa in secondo piano». L’ente bresciano schiera una ventina di volontari che ruotano tutti i martedì in via Rose, dove distribuiscono i pacchi con ingressi prenotati e scaglionati: «Se all’inizio c’era un po’ di vergogna, oggi è venuta meno: del resto non c’è nulla di cui vergognarsi a chiedere aiuto, perché tutti potrebbero trovarsi senza lavoro, senza il partner o senza denaro». E come se tutto ciò non bastasse, ci si è messa anche la didattica a distanza: «Abbiamo una signora con assunzione a chiamata che aveva appena iniziato a lavorare quando la bimba ha dovuto stare a casa. Così ha subito interrotto il rapporto di lavoro per stare con la figlia e si è nuovamente ritrovata senza un soldo. Senza contare i costi per la connessione e i device come pc o tablet». L’associazione aiuta le persone in difficoltà anche indirizzandole a trovare eventuali bonus o agevolazioni di cui non sono a conoscenza oppure che non sanno come ottenere per via della burocrazia: «Siamo sempre pronti a offrire un sostegno, ma anche noi ci autososteniamo, abbiamo spese e un affitto da pagare – conclude Eugenia -. Ecco perché chi volesse aiutarci può farlo con una donazione detraibile come erogazione liberale all’iban IT93G0306909606100000111619». Un contributo che arriva dove c’è davvero bisogno. •.

Michela Bono