Mascherine per le Rsa ai parenti
e reati ambientali: 5 arresti
Coinvolto architetto bresciano

Mascherine introvabili regalate a parenti e amici: erano per Rsa e farmacie
Mascherine introvabili regalate a parenti e amici: erano per Rsa e farmacie

Mascherine per famigliari, dipendenti comunali e amici quando durante la pandemia non si trovavano. «Il sindaco di Opera - si legge in una nota - nei primi mesi della pandemia, ha distribuito a stretti congiunti e a dipendenti comunali 2.000 mascherine chirurgiche che erano destinate a Rsa e farmacie».
La condotta illecita è emersa nelle indagini dei carabinieri che riguardano anche la provincia di Brescia e che hanno portato oggi agli arresti domiciliari di 5 persone: del sindaco di Opera, nel Milanese, Antonino Nocera, della dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune e di 3 imprenditori

Nel corso dell’operazione è stata notificata una misura interdittiva a un architetto bresciano consulente del Comune di Opera e un decreto di sequestro preventivo di 40 mila euro (prezzo della corruzione) a carico dei pubblici ufficiali indagati, nonché di due autocarri utilizzati nella commissione dei reati ambientali, l'altra tematica indagata nell'inchiesta oltre a quella legata ai Dpi.

Le indagini, secondo quanto riferito dai Carabinieri «hanno fatto emergere come, nell’arco temporale febbraio - ottobre 2020, il sindaco di Opera, con l’adesione incondizionata della dirigente dell’Ufficio tecnico e l’accondiscendenza di alcuni funzionari e consulenti del Comune, abbia sistematicamente interferito in alcune procedure di gara bandite, per orientare l’assegnazione di lavori pubblici in favore di imprenditori conniventi, ricevendo da questi ultimi sostanziose utilità».

«In tale contesto, sono state inoltre documentate gravi condotte delittuose di natura ambientale realizzate dagli stessi imprenditori indagati mediante lo stoccaggio, il riutilizzo e l’interramento - in aree di cantiere nel Comune di Opera e in aree agricole all’interno del Parco Sud di Milano - di circa mille tonnellate di fresato d’asfalto ed altro materiale proveniente dalle lavorazioni stradali e da altri interventi appaltati dai Comuni di Opera, Locate di Triulzi, San Zenone al Lambro, Segrate, Monza, attestando falsamente il regolare recupero dei predetti rifiuti speciali mediante "formulari" falsi ottenuti dai gestori di due centri di smaltimento, questi ultimi indagati a piede libero».

Coinvolte le province di Milano, Lodi, Brescia, Varese e Messina: i carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della Dda della Procura della Repubblica. L’inchiesta - coordinata dai Procuratori Aggiunti, Alessandra Dolci e Maurizio Romanelli, e dai Sostituti Silvia Bonardi e Stefano Civardi, e condotta dal Nucleo Investigativo dell’Arma - è stata avviata nel febbraio 2020.