Monte Mascheda:
la sicurezza sarà
a portata di droni

L’assessore Gianluigi Fondra durante la presentazione del progetto a Caionvico
L’assessore Gianluigi Fondra durante la presentazione del progetto a Caionvico

Un monitoraggio costante, per tracciare la carta d'identità del Monte Mascheda grazie ad alcune importanti novità tecnologiche, e poter quindi intervenire con azioni preventive. L'assessore all'Ambiente del Comune di Brescia Gianluigi Fondra ha ripercorso ieri sera a Caionvico - in un incontro promosso dal Consiglio di quartiere della zona e dal Parco delle Colline («La sicurezza del Monte Mascheda») -, la nota vicenda del 12 giugno 2014, quando un masso di 3 metri cubi cadde da un versante della montagna a causa del forte vento.

«Un evento che nessuno si aspettava, anche se osservandone a posteriori la formazione poteva essere prevedibile - spiega Fondra -. Aspetto che ci ha spinti, dopo la consegna della relazione geologica dell'ottobre 2016, a prendere una decisione innovativa».

Ovvero quella di affidare al RUP (Responsabile Unico del Provvedimento) l'incarico di supporto per la redazione del modello digitale del terreno, a mezzo di rilievo aerofotogrammetrico tramite aeromobile a pilotaggio remoto (APR), i noti droni. «Passiamo da un approccio emergenziale a uno preventivo. Le valutazioni verranno ripetute ogni periodo, per tenere monitorata l'area - aggiunge Fondra -, in modo da razionalizzare il prossimo posizionamento delle apposite barriere paramassi».

Un intervento mirato che, secondo i primi calcoli, impatterà sul bilancio comunale del 2018 per un totale di circa 100mila euro (già nel 2011 erano state installate delle protezioni per proteggere l'abitato, con un costo di 117.500 euro). Il team tecnico a cui è stato affidato l'incarico è composto dal geologo Davide Martello, dall'ingegnere Michelangelo Ravelli e da Andrea Mochi, uno dei primi piloti in Italia a ottenere il patentino per i droni introdotto dall'Enac (Ente Nazionale per l'Aviazione Civile). Il metodo studiato prevede l'utilizzo di mezzi con un'autonomia di 25 minuti, in grado di volare a una velocità di 10 m/s.

«ANCHE SE NOI procederemo a circa un terzo di questa capacità, da un'altezza di 60-70 metri, e su un'area complessiva di 40 ettari – spiega Ravelli –: acquisiremo immagini ad alta risoluzione e otterremo un modello digitale della superficie. Dal tridimensionale potremo quindi estrarre sezioni in cui il geologo andrà a impostare le simulazioni di caduta dei bassi, stabilendo le zone a cui dare la priorità». Una novità importante, dunque, per una zona vasta e spesso di difficile accesso. «Utilizzeremo il drone con lo scopo di raccogliere dati – chiude Davide Martello -, grazie a cui stileremo una tempistica precisa degli interventi».

Jacopo Manessi