IN AULA

L'omicidio di Temù: l'ex compagno di cella di Milani e la confessione

Imputati le figlie Paola e Silvia Zani e il fidanzato di una di loro: nuova udienza del processo per l'assassinio di Laura Ziliani
L'omicidio di Laura Ziliani a Temù: parla l'ex compagno di cella di Mirto Milani
L'omicidio di Laura Ziliani a Temù: parla l'ex compagno di cella di Mirto Milani
L'omicidio di Laura Ziliani a Temù: parla l'ex compagno di cella di Mirto Milani
L'omicidio di Laura Ziliani a Temù: parla l'ex compagno di cella di Mirto Milani

Sono passati un anno e cinque mesi dal giorno del delitto: il 27 ottobre 2022 è cominciato il processo in Corte d’Assise. Un processo mediatico, quello sull’omicidio di Laura Ziliani, per la cui morte sono stati arrestati in tre: le figlie Paola e Silvia Zani e il fidanzato di una di loro, Mirto Milani che hanno confessato.
Laura Ziliani è scomparsa nel maggio 2021, il suo corpo è stato ritrovato in agosto e il mese successivo sono scattate le misure cautelari nei confronti dei tre, indagati da tempo. Il carcere, quindi ,e nel mese di maggio scorso, le confessioni.

Il testimone: l'ex compagno di cella di Mirto Milani

«Parlare di amicizia da parte mia è fuori luogo. Ho sicuramente raccolto le sue confidenze. C’è stata un’evoluzione nelle sue dichiarazioni perché è stata un’escalation fino alla confessione completa. Sono stato io il primo a parlare in cella dell’argomento della morte di Laura Ziliani. Perché l'ho fatto? Inizialmente per curiosità»: lo ha detto l’ex compagno di cella di Mirto Milani, sentito come testimone nel corso del processo davanti alla corte d’Assise di Brescia a carico di Milani, Paola e Silvia Zani, il «trio criminale» accusato dell’omicidio di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di Temù.
«Mirto all’inizio mi racconta che era totalmente estraneo ai fatti, poi ha confessato dopo una serie di versioni diverse» ha aggiunto l’ex compagno di cella di Milani. I due in aula non hanno mai incrociato lo sguardo perché Mirto Milani è sempre rimasto con la testa bassa. In aula sono presenti anche le due sorelle Ziliani, figlie della vittima.

L'udienza del 27 ottobre: le ricerche sotto la lente di ingrandimento

Proprio da quella che sembrava una scomparsa, dalle ricerche sui monti, sono iniziate le deposizioni nella prima udienza. Prima dei testimoni, l’ammissione delle prove con psicologi che figurano tra i consulenti tanto delle parti civili quanto della difesa. I difensori hanno chiesto una perizia psichiatrica all’esito del dibattimento. La prima udienza, in ogni caso, consegna già degli elementi rilevanti al processo. A partire da una cartina in cui spiccano un’infinità di linee gialle che s’intrecciano, a nord di Temù. Sono i tracciati delle zone passate al setaccio durante le ricerche di Laura Ziliani, quando, nelle ore e nei giorni successivi all’otto maggio 2021, si riteneva d’avere a che fare ancora con una scomparsa. Ricerche che vennero condotte sulla base delle indicazioni fornite dai familiari dell’ex vigilessa di Temù. Ma si tratta di indicazioni che portano in zone diverse rispetto a quella in cui verrà ritrovato, l’otto agosto, il corpo, vicino a una pista ciclabile e al fiume Oglio.
Dopo i militi della Guardia di Finanza che presero parte alle ricerche è stata la volta di un testimone molto atteso: Riccardo Lorenzi, compagno di Laura Ziliani. Ha parlato di quelli che si riveleranno essere i loro ultimi contatti, in quel 7 maggio in cui la compagna raggiunse Temù.

La deposizione del compagno e lo strano episodio di aprile 2021

Era in viaggio, da sola, e lei e Riccardo Lorenzi chiacchierarono in viva voce. Poi, l’arrivo a Temù e il messaggio della buonanotte. Lui sapeva che la compagna domenica sarebbe stata impegnata in un’escursione per vedere dei fiori che sbocciano in quel periodo. Poi, il sabato, una telefonata che inizialmente gli sembrò un pessimo scherzo: «Sono un agente della Guardia di Finanza, Non troviamo Laura». Nel corso dell’udienza è stato quindi ricordato un episodio che nell’intera vicenda giudiziaria ricopre notevole importanza. Risale all’aprile antecedente l’omicidio quando Laura Ziliani fu colta da un sonno anomalo, dopo un’escursione in Presena. Un sonno che si protrasse per circa due giorni, come non le era mai accaduto. Secondo la ricostruzione accusatoria si tratterebbe del primo tentativo di omicidio. Non fu quella solamente una questione di sonno eccessivo. C’è anche un messaggio mandato dalla compagna a Lorenzi, contenente degli errori.

La testimonianza di Marisa Cinelli, madre della vittima e nonna delle imputate

Ma la testimonianza più forte emotivamente, è stata sicuramente quella di Marisa Cinelli, la madre di Laura. «Non mi piaceva questa cosa - ha risposto -. Mi sembrava strano che Laura fosse andata via senza dire niente. Mia figlia stava bene, solo una volta in aprile ha dormito per 36 ore. Il giovedì successivo alla scomparsa mi sono fatta accompagnare, loro piangevano, ma mi sembravano poco preoccupate. Per me fu uno stress enorme». E ancora: «Ho sempre avuto l’impressione che le mie nipoti fossero troppo attaccate al denaro. Laura poi sospettava che entrambe avessero una relazione con lo stesso uomo. Io dopo la scomparsa pensavo “qualcosa è successo”, non capivo cosa». Infine, un altro testimone di rilievo: l’operaio che notò Mirto e Silvia vicini a un boschetto. Sarà l’operaio, insospettito dai movimenti dei due ad andare a vedere cosa fosse accaduto e a ritrovare nel boschetto l’altro scarponcino Salomon. Si torna in aula il 24 novembre e il 2 febbraio. •.