Per Paolo VI
santo «miracoli»
da valutare

di Luciano Costa
In primo piano la reliquia del beato Paolo VI custodita nel santuario della Madonna delle Grazie a Brescia
In primo piano la reliquia del beato Paolo VI custodita nel santuario della Madonna delle Grazie a Brescia
In primo piano la reliquia del beato Paolo VI custodita nel santuario della Madonna delle Grazie a Brescia
In primo piano la reliquia del beato Paolo VI custodita nel santuario della Madonna delle Grazie a Brescia

I miracoli non sono merce di tutti i giorni; avvengono, ma hanno bisogno di tempo (tantissimo) per essere misurati, verificati, assimilati, accettati e alla fine proclamati con la solennità che solo il papa può concedere, soprattutto quando il fatto si riferisce a un suo predecessore, quel Paolo VI che lui stesso ha proclamato beato (avvenne domenica 19 ottobre 2014 in una piazza San Pietro gremita da quasi centomila fedeli) e che per molti, benché manchi ancora quel nuovo miracolo necessario per sancire la sua canonizzazione, è già santo.

A proposito di miracoli necessari per indurre la Congregazione per le Cause dei Santi ad assumere la decisione definitiva, uno, per adesso solo «presunto», avvenuto per intercessione di Paolo VI, è segnalato nel veronese («L’Arena», il quotidiano di Verona, ne diede notizia qualche tempo fa) e riguarda Amanda, una bimba nata in condizioni drammatiche e al termine di una gravidanza durata solo 26 settimane invece delle solite 40, all’ospedale di Legnago il 25 dicembre 2014. Don Antonio Lanzoni, uno dei postulatori della causa di canonizzazione del papa bresciano, dice che «si tratta di un fatto certo straordinario, ma ancora tutto da verificare e da leggere insieme agli altri che riposano tra le carte dei postulatori e della Congregazione per le Cause dei Santi».

Insomma, niente di definito e, soprattutto, nulla che possa avere a breve sviluppi eclatanti. Però, la storia che circonda la nascita di Amanda è di quelle che sconvolgono e riempiono di emozioni, che mettono gioia al posto delle lacrime e che inducono a vedere tutto il bello che la vita donata e accettata porta con sé. Incomincia quando la primavera s’annuncia ricamando i prati con fiori e gemme, misura la felicità dei giorni che segnano il procedere lento e regolare della gravidanza. Poi le prime preoccupazioni, che via diventano pesi enormi da portare. Il rischio, dicono i medici, è che il feto non sopravviva e che possa causare danni irreparabili anche alla salute della mamma; qualcuno paventa l’interruzione anticipata della gravidanza come unico rimedio; nessun medico o è in grado di offrire alla mamma anche solo un barlume di speranza. Una conoscente, invece, parla all’amica di Paolo VI indicandolo come «il papa che guarisce i bimbi non ancora nati». Forte di quella «nuova speranza» la puerpera raggiunge Brescia e si reca a pregare davanti alla reliquia di Paolo VI custodita nel Santuario della Madonna delle Grazie. Torna a Verona con l’immagine di Paolo VI stretta al cuore e con una manciata supplementare di lacrime, ma anche più che mai convinta a non arrendersi.

Amanda venne al mondo a Natale e iniziò la sua avventura stupendo la scienza e regalando sorrisi e speranze ai genitori e ai tanti che avevano creduto nella sicura vittoria della vita. «Questa nascita non si spiega coi normali canoni della scienza», dissero allora i medici. Per tutti i semplici e devoti che avevano pregato e sperato, invece, Amanda era il «miracolo» del beato Paolo VI. Per la Chiesa, invece, che quando si tratta di parlare di «miracoli», cammina «silente e paziente» sommando i classici passi di piombo con generose dosi di riserbo e di «amorevole attenzione anche ai minimi particolari», era un «fatto straordinario», da verificare e ripensare. Però, come si usa dire, «se son rose, fioriranno».

DELLA «PRODIGIOSA nascita» di Amanda, segnalata alla Curia veronese con dovizia di particolari, si occuperà a tempo debito e solo dopo aver verificato ogni accadimento, il vescovo a cui compete il giudizio da sottoporre, eventualmente, all’attenzione della Congregazione per le Cause dei Santi la quale, a sua volta, istituirà un ulteriore «Processo Canonico» in cui confluiranno atti, dichiarazioni, riscontri, interrogatori, verifiche mediche e pareri anche contrastanti tra loro. Solo al termine della causa, sempre che l’iter processuale venga ritenuto «esaustivo e al di là di ogni ragionevole dubbio», la «Plenaria» dei cardinali e dei vescovi della Congregazione, confermando il nuovo miracolo avrà facoltà di chiedere al papa di promulgare il decreto di Canonizzazione stabilendo tempi e modi della solenne celebrazione della sua definitiva santità.

Perché tutto si concluda, è probabile servano anni e non certo mesi. Ma, si sa, chi «abita in Paradiso e fa parte della gloria degli altari» ha tutto il tempo e tutta la pazienza che la prassi impone. «Nel frattempo - ha spiegato monsignor Dino Osio, parroco di Concesio, il paese natale di Paolo VI, a chi lo avvicinava per sentire le ultime novità - resta ai fedeli la felice incombenza di pregare e di sperare che questo e altri miracoli attribuiti alla sua intercessione, siano dichiarati veramente tali e, quindi, in grado di spalancare le porte ad una nuova e grande festa per tutta la Chiesa». Pregare e sperare, come sempre, sono gli unici ingredienti che trasformano ipotesi e attese in fatti (ma chiamateli pure «miracoli» se volete) talmente incontrovertibili da permettere la proclamazione di santi e beati.

In ogni caso, chi ha visto le carte e ha avuto la possibilità di incominciare ad approfondire la questione non ha paura di ammettere d’essersi trovato «di fronte a un evento che la scienza medica, da sola, non spiega». Se Amanda sia il «nuovo miracolo» di Paolo VI, oppure solo la felice confluenza delle cure, lo stabiliranno gli esperti. È però confortante, almeno per chi «crede che i miracoli avvengono anche quando sembra impossibile immaginarli», sapere che la storia della bimba veronese, venuta al mondo sfidando ogni umana convinzione, è avvolta da «attenzioni e preoccupazioni». Secondo un illustre esperto (medico e scienziato di fama a cui vengono chiesti pareri e giudizi sulla natura di eventi che possono essere considerati «miracoli», a cui la prassi impone un doveroso anonimato), quello di Amanda «è uno di quei fatti che inquietano e che inquietando spingono lo sguardo oltre il solito confine». Oltre il quale, almeno nell’immaginario di coloro che credono, c’è spazio soltanto per i «miracoli».

SULLA NATURA dei miracoli, è però sempre meglio essere cauti. «Per cento segnalazioni ricevute – dicono i postulatori -, solo una o al massimo due vengono prese in considerazione». Nel caso di Paolo VI, dal giorno della sua beatificazione, vale a dire dal 19 ottobre 2014, le tracce di eventi straordinari sono ancora poche. Uno, quello che riguarda Amanda, è però così «grande e misterioso» da far gridare al prodigio. «A noi postulatori della causa – ha spiegato don Antonio Lanzoni – risulta una sola segnalazione a cui, ovviamente, abbiamo prestato e prestiamo la massima attenzione. Ciò non impedisce che altre segnalazioni siano oggetto di attenzione da parte della Congregazione per le Cause dei Santi e di singole diocesi italiane o straniere». Per averne certezza e per misurarne la consistenza, basterà avere pazienza.