Porte aperte ai dormitori e un sostegno più ampio

L’ingresso del dormitorio Chizzolini in viale Duca degli Abruzzi
L’ingresso del dormitorio Chizzolini in viale Duca degli Abruzzi

•• All'inizio dell'inverno i dormitori cittadini hanno riaperto con l'obiettivo di non chiudere mai più. Dallo scorso 16 novembre le strutture di accoglienza notturna per senzatetto, coordinati dalla cabina di regia del servizio per la grave marginalità del Comune, hanno modificato radicalmente approccio e lavorano per garantire ospitalità e progetti di accompagnamento 365 giorni all'anno. Superata la logica dell'emergenza freddo circoscritta al periodo invernale e potenziati gli interventi volti a dare sollievo dalle temperature più rigide e in generale dalla vita di strada, il centro Chizzolini di viale Duca degli Abruzzi e il centro «Porte Aperte» gestito dalla Caritas diocesana in via della Garzetta hanno scelto di andare oltre il soddisfacimento dei bisogni primari delle persone senza fissa dimora: non più soltanto pernottamento e distribuzione della cena serale e della colazione, ma costruzione di percorsi di reinserimento sociale calibrati sulle esigenze e sulle fragilità del singolo ospite, finalizzati al conseguimento di piccoli miglioramenti e al raggiungimento, passo dopo passo, di micro obiettivi. Alla stessa filosofia hanno aderito il dormitorio maschile San Vincenzo De Paoli e quello femminile Casa Ozanam, anche se in questi casi le porte sono sempre state aperte durante tutto l'anno. I senzatetto transitano comunque dallo sportello dell'Help Center – che resta la principale porta di accesso ai servizi di accoglienza che operano in sinergia con la Loggia –, ma con l'ingresso in struttura trovano una trama di sostegno con la quale interfacciarsi e con cui trovare risorse e motivazioni per riprendere le fila della propria vita. Al Chizzolini la pandemia non ha fermato l'entusiasmo dei circa 80 volontari che garantiscono la preparazione e la distribuzione dei pasti, ma il prezioso contributo è ora supportato da un'equipe di operatori coordinata in sinergia dall'associazione Amici del Calabrone, dalla Cooperativa La Rete e dalla Cooperativa di Bessimo: tre educatori professionali incaricati di monitorare il percorso degli ospiti e di programmare percorsi di uscita finalizzati al recupero della massima autonomia possibile. «I nostri 30 posti letto sono sempre stati occupati. Sulla base degli obiettivi individuati sono previste permanenze di alcuni mesi oppure soggiorni più brevi, con un periodo minimo di 15 giorni. Ciò garantisce una maggiore stabilità e aiuta gli ospiti ad abbandonare con più facilità le preoccupazioni contingenti, legate al pensiero di dover cercare continuamente sistemazioni alternative, e a focalizzarsi sui traguardi a più lungo termine», ha spiegato Romina Rasa, responsabile della struttura. «Alcuni ospiti con dipendenze sono stati poi trasferiti in strutture di recupero adatte, altri sono riusciti a trovare una casa», ha aggiunto. Sebbene il cambiamento sia coinciso con l'arrivo della seconda ondata del virus, il piano interno per il contenimento di eventuali contagi ha retto sino ad ora alla perfezione. «Soltanto in qualche occasione abbiamo dovuto ricorrere all'isolamento preventivo di ospiti con sintomi influenzali – ha chiarito Rasa –, ma fortunatamente i tamponi effettuati hanno sempre dato esito negativo». Oltre ad aver migliorato il lavoro di squadra tra gli operatori impegnati sul fronte della marginalità e ad aver consentito un'analisi più funzionale dei dati raccolti e degli obiettivi conseguiti, la novità dall'accoglienza 365 giorni l'anno ha raccolto consensi anche tra i senza fissa dimora. «Anche loro – ha precisato Rasa– hanno compreso l'importanza e l'efficacia di un approccio generale al problema e nella stragrande maggioranza dei casi si sono dimostrati consapevoli e collaborativi». Una mano tesa che serve ad affrontare l’emergenza che non è più solo di una notte o del freddo ma riguarda la salute. •.