AL FRECCIA ROSSA

Vaccini e richiami eterologhi, i bresciani senza paure

Under 60 e mix di vaccini: avanti al Freccia Rossa senza timoriI bresciani in coda  ieri mattina al Freccia Rossa in occasione della nuova calendarizzazione del programma vaccinale
Under 60 e mix di vaccini: avanti al Freccia Rossa senza timoriI bresciani in coda ieri mattina al Freccia Rossa in occasione della nuova calendarizzazione del programma vaccinale
Under 60 e mix di vaccini: avanti al Freccia Rossa senza timoriI bresciani in coda  ieri mattina al Freccia Rossa in occasione della nuova calendarizzazione del programma vaccinale
Under 60 e mix di vaccini: avanti al Freccia Rossa senza timoriI bresciani in coda ieri mattina al Freccia Rossa in occasione della nuova calendarizzazione del programma vaccinale

I bresciani, alle prese con il richiamo «eterologo» anticovid, si affidano alla scienza. Anzi no, al destino. Tutta colpa dell'«AstraZenecaGate» che, ormai da mesi, tiene impegnati i vari esperti nei «cambi di destinazione generando incertezza e confusione». Passato dall'essere un siero sicuro per tutte le fasce di età, purché maggiorenni, ad essere indicato esclusivamente per gli under 55 prima, 65 dopo e poi di nuovo aperto a chiunque. E tra temporanee interruzioni e continue modifiche si è giunti (forse) alla fase finale: da ieri la somministrazione è consentita solo a chi ha più di 60 anni. Il resto è escluso, compresi gli «under» con Az in prima dose, a cui verrà inoculato Pfizer o Moderna (ma per l’Aifa sarebbe a discrezione del paziente). E il disorientamento imperversa, così come un po’ di nervosismo.

«Il balletto di informazioni che va avanti da tempo è una vergogna - chiosa l'insegnante Danilo Liccioli tra i primi destinatari del mix di sieri -. Non ho paura: mi affido al fato. Con ogni vaccino c’è un minimo di rischio, ma sicuramente è più pericoloso prendere la macchina per andare al lavoro, la mortalità per incidenti stradali è di gran lunga più elevata». Sottoposto a inoculazione il 25 marzo, avrebbe dovuto terminare il ciclo sabato scorso: «Quel giorno abbiamo aspettato pazientemente in coda, poi ci hanno rispedito a casa con un nulla di fatto perché era stato bloccato, ma io non avrei avuto problemi nel farlo», dichiara Liccioli. Stessa «fiducia» per Davide Rigamonti, dipendente di una comunità per minori: «Il mio appuntamento è sabato prossimo ma dopo la prima dose non mi hanno rilasciato nessun documento, sono qui per chiedere informazioni. Se mi agita l'eterologa? Assolutamente no ma non mi agitava nemmeno AstraZeneca - afferma deciso -. I rischi sono nulla rispetto ai benefici che può dare e i numeri sono dalla nostra parte». Rari gli eventi avversi: secondo l’Ema su 45 milioni di dosi inoculate si contano 405 casi di trombosi potenzialmente riconducibili al vaccino anglo-svedese.

Lo ricorda anche l’insegnante Gabriella Tonoli, poco prima di sottoporsi a seconda inoculazione proprio con il siero a vettore virale. «Con gli ultimi sviluppi un po’ di paura c’è, data soprattutto dalle voci discordi di medici e di esperti. Qualsiasi vaccino provoca un normale senso di ansia e, soprattutto, qualsiasi vaccino porta con sé qualche pericolo che in una campagna massiva, ovviamente, è più facile che saltino fuori. Dobbiamo affidarci alla fortuna - sottolinea sorridendo -, ricordandoci che la loro scoperta è stata provvidenziale per debellare o contenere molte malattie. C'è chi paragona la realizzazione e la produzione dell’anti-covid in tempi così rapidi allo sbarco sulla Luna». Un piccolo passo per l'uomo e un grande balzo per l'umanità, quindi. Ed è proprio guardando alla collettività che il profe Simone Zafferri ritiene sia fondamentale aderire: «Per il bene di tutti, è un dovero farlo, nonostante ci possa essere un po’ di apprensione. L’eterologa, forse non è stata testata a sufficienza e le posizioni divergenti dei virologi destabilizzano, ma possiamo e dobbiamo fidarci».

Maggiore preoccupazione, invece, per l’insegnante Francesca Medici: «Non lo faccio a cuor leggero, i continui cambi di passo non infondo di certo fiducia nei cittadini, ma sono qui nonostante l'apprensione». •.

Marta Giansanti

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