«Rigoroso fino alla fine. Solo un po’ più triste»

Claudio Bragaglio
Claudio Bragaglio
Claudio Bragaglio
Claudio Bragaglio

Un ricordo particolarmente commosso quello degli amici dell’Associazione di studi Emanuele Severino (Ases). «Pur consapevoli della criticità della sua situazione - dice Claudio Bragaglio - avevamo sperato che potesse partecipare, alle prossime attività dell’Ases, di cui è stato promotore a Brescia ed era presidente onorario. Ma oggi prevale il dolore, insieme alla città a cui il professor Severino negli anni ha dato molto. A partire anche dalla sua collaborazione con Bresciaoggi, patrocinata negli anni ’70 dal suo caro amico, il sindaco Bruno Boni, con numerosi incontri e confronti, pubblicazioni. Con il suo pensiero critico che si è fatto anche vita civile, per molti imprescindibile, su vari temi: dalla filosofia, alle sfide della democrazia e della tecnologia. Con la ricerca, sempre, d’una “Struttura originaria». Alle parole di Bragaglio fa eco la testimonianza di Ines Testoni, docente di Filosofia a Padova e presidente di Ases: «Negli ultimi tempi lavoravamo moltissimo per la crescita dell'Ases. Stava benissimo ed era lucidissimo, entusiasta di tutti i progetti che avevamo a lungo pensato e discusso. Non era facilissimo confrontarsi con lui, perché il rigore e la precisione dell'argomentare erano sempre alla base di qualsiasi tema prendessimo in considerazione, anche quelli più concreti, relativi appunto agli impegni che l'associazione avrebbe dovuto affrontare nel prossimo futuro. Mi rendo conto adesso che percepiva qualcosa di quanto sarebbe avvenuto da lì a breve. A tratti la sua espressione cambiava e diventava improvvisamente seria: "Io non vedrò da qui tutto questo. Farete tutto senza di me!"». «RICORDO benissimo - aggiunge Testoni - quando, durante la pianificazione del terzo congresso Ases mi disse: "Non potrò partecipare, ma vi guarderò da un altro punto di osservazione!". Cercavo di minimizzare, con battute forse ingenue, ma ogni mio tentativo di modificare questa sua certezza risultava vano, e comunque riprendeva prestissimo a discutere intorno a proposte e pianificazioni, con lo stesso impegno e lo stesso interesse. Solo un po’ più triste». Il Centro Teatrale Bresciano sottolinea «il paradosso della morte di un eccelso filosofo, che ha messo al centro del suo pensiero l’impossibilità della morte, di per sé un motivo di riflessione e approfondimento: evidenzia l’immortalità dello spirito dell’uomo. Abbiamo a tal punto apprezzato e condiviso le riflessioni di Severino che il nostro teatro, il Ctb, ha celebrato meno di un anno fa il novantesimo compleanno di un simile e imprescindibile pensatore. Emanuele Severino è eterno, continua a essere con noi». •