Sfumature di arancione: poca gente per strada ma ottimismo nei negozi

Le attività bresciane sono ripartite: una bella boccata d’ossigeno SERVIZIO FOTOLIVE/Filippo Venezia e Riccardo BortolottiPasseggiata in città nel primo giorno di zona arancione dopo tanto tempoUno sguardo alle vetrine che tornano ad attrarre i clientiIn centro con il monopattinoIn coda per entrare nei negoziA Elnòs un primo giorno che ha regalato soddisfazioni a qualcuno ma che ha lasciato altri a bocca asciutta
Le attività bresciane sono ripartite: una bella boccata d’ossigeno SERVIZIO FOTOLIVE/Filippo Venezia e Riccardo BortolottiPasseggiata in città nel primo giorno di zona arancione dopo tanto tempoUno sguardo alle vetrine che tornano ad attrarre i clientiIn centro con il monopattinoIn coda per entrare nei negoziA Elnòs un primo giorno che ha regalato soddisfazioni a qualcuno ma che ha lasciato altri a bocca asciutta

Il paragone è d’obbligo ma il responso è a dir poco inaspettato: il flusso di persone a spasso nel centro storico era molto più consistente in zona rossa che non nella prima giornata di rinnovata (ma ancora limitata) libertà. L’ingresso in arancione di ieri non è stato salutato con entusiasmo dai cittadini bresciani, gli unici a poter camminare tra i vicoli della città, visto il blocco degli spostamenti tra un Comune l’altro. Non c’è stato nulla da fare. Il richiamo delle vetrine illuminate, delle porte a vetri dei negozi finalmente aperte e della musica in filodiffusione da qualche angolo commerciale, non si sono rivelati irresistibili. A vincere lo scoraggiamento da maltempo. Le temperature climatiche di certo non primaverili e l’insistente pioggia ha portato a un’unica soluzione: restare chiusi in casa. Qualche commerciante lo aveva pronosticato e senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo della conquistata fascia arancio, ha mantenuto le serrande abbassate. Come se fosse un lunedì qualunque, di un qualunque anno. «Covid o no, sono tante le attività a restare ferme il lunedì. Credo sia uno dei motivi del deserto odierno: le persone lo sanno e non escono. Perché farlo dopotutto? Non ti puoi fermare a prendere un caffè o un aperitivo al bar, fa freddo, piove. Credo sia sufficiente. Non c’è alcun dubbio: siamo partiti malissimo ma c’è sempre margine di miglioramento. Impossibile fare di peggio, d'altronde. - scherza Veronica Patelli, vice responsabile di United colors of Benetton di corso Zanardelli -. Ma non mi lamento: escluse le prime due settimane di zona rossa, noi siamo rimasti operativi con la vendita dell’area bimbi e abbiamo lavorato molto, specie nei giorni di Pasqua. Ho notato che c’è grande voglia di normalità, di fare sano shopping ma non per sfizio o necessità, ma per un beneficio personale». Una positività che si respira anche a poche decine di metri. Nel punto vendita Libero Milano, nonostante l’assenza di clienti si sorride e si guarda al domani con ottimismo. «Piano piano nelle persone si farà strada la fiducia ad uscire, è questione di giorni - prevede Lorella -. Dopodiché le strade torneranno nuovamente a vivere. Ovviamente la pioggia incide, e non poco, sulla decisione di mettere o meno il naso fuori casa. Non c’è un’anima ma sono contenta lo stesso. Il solo fatto di aver girato la chiave nella toppa della porta mi rende la donna più felice al mondo». E’ la gioia di fare finalmente ciò che si ama, dopo 28 giorni di chiusura forzata, condivisa anche dal parrucchiere Fabien Delessart di via Felice Cavallotti. «Non vedevo l’ora. Quest’ultima serrata l’ho vissuta male, non ne faccio una questione economica ma psicologica e mentale. E’ bello svegliarsi la mattina con uno scopo. Mi mancava coccolare le mie clienti: è uno scambio reciproco di benessere». Dopotutto, «ci vuole solo del tempo per ritrovare la perduta normalità - ne è certa Michela Contrini referente di Sun68 -. Siamo entrati in questa zona arancione in punta di piedi, ma uno spiraglio di luce in fondo al tunnel lo vedo. Sono convinta che andrà sempre meglio, basta solo avere ancora un po’ di pazienza».•.

Marta Giansanti

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