«Siamo tutti Dante»: i bresciani felici nel nome del Sommo

Forse mai come quest’oggi chi porta il nome Dante sente l’importanza di chiamarsi Dante, per parafrasare un celebre testo di Oscar Wilde.... Ma è importante chiamarsi Dante? Lo abbiamo chiesto ad alcuni bresciani che sono stati battezzati così, spesso ereditando il nome del nonno. Ed essere Dante Alighieri è importante? Perché spendere tante parole, iniziative culturali e pure commerciali nell’anno del settecentesimo della morte del più noto poeta della letteratura italiana? Cosa ha dire l’Alighieri a noi, donne e uomini del 2021, smarriti nella pandemia e non certi di riuscire, prima o poi, a riveder le stelle? «Dante è un motore di entusiasmo, la sua presenza è continuativa, passa attraverso la vita quotidiana» commenta Francesca Lonati, docente del Calini che, con alcune sue classi da tempo si sta impegnando nella diffusione della Divina Commedia tra i giovani. «Dante ha tutto da dire oggi – aggiunge Lonati – ci parla di politica, di corruzione, di libertà di scelta; insegna a rivedere le posizioni sbagliate, a sviluppare senso critico e autocritico». L’immortalità del messaggio dantesco è ripresa anche da Laura Forcella, innamorata di Dante e, tra gli altri impegni sociali e culturali, responsabile scientifica del progetto SicComeDante, che pubblica la narrazione, canto per canto, della Divina Commedia. «Dante è un’icona, più che un classico: anche chi non l’ha letto ne sa e può dire qualcosa perché è penetrato, con i suoi versi celebri e le sue storie, nell’immaginario di molti» . Tutto questo sebbene la Divina Commedia non goda la fama di essere un testo facile: «La lingua di Dante, soprattutto per gli studenti, ha bisogno di traduzione», ammette Annalisa Strada, docente alle medie e scrittrice, che tra i suoi numerosi testi per ragazzi annovera un «Dante era un figo», testo utile, si legge nella presentazione, «per sapere almeno di cosa parla, per cavartela nelle interrogazioni con un minimo di dignità... seguimi e scoprirai che, anche se non lo puoi capire per intero, Dante è davvero figo». Strada oggi, in particolare con una scuola di Orzinuovi, sta portando avanti un lavoro sull’attualità delle figure dell’Inferno: «I ragazzi mi scrivono, per esempio, che oggi Viriglio, nato a Mantova, farebbe il cameriere al Burger King». E Dante cosa farebbe oggi, magari a Brescia? «politica – risponde sicura Strada – sarebbe di sicuro in consiglio comunale e sarebbe una figura scomoda perché Dante vede i pregi dei nemici e i difetti degli amici, e non fa sconti». Già, Dante e Brescia… pare che dalla città non sia passato anche se sembrerebbe sicura una sua presenza a Sirmione, dove sarebbe arrivato da Verona quando fu ospite dei Della Scala, e lì vide il lago di Garda, ricordato in alcuni versi del canto XX dell’Inferno. Il dantista bresciano Gianfranco Bondioni ricorda una curiosità poco nota: «All’archivio di stato di Brescia c’è un registro notarile del ’400 che, nella separazione di una atto dall’altro, presenta versi di Dante». •.

Irene Panighetti

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