Souad, il filmato
dell’accusa tra
lacrime e disperazione

Sulla corte della palazzina di via Milano l’occhio vigile della telecamera del bar «Le Rose»
Sulla corte della palazzina di via Milano l’occhio vigile della telecamera del bar «Le Rose»
Sulla corte della palazzina di via Milano l’occhio vigile della telecamera del bar «Le Rose»
Sulla corte della palazzina di via Milano l’occhio vigile della telecamera del bar «Le Rose»

Il saccone con le rotelle, che viene trascinato con visibile sforzo in un cortiletto. E tanta disperazione. Quella esplosa nell’aula della corte d’assise. Quella dei genitori di Souad Alloumi, scomparsa nella notte tra il 3 e il 4 giugno 2018 e considerata dagli inquirenti uccisa dal marito Abdelmjid El Biti, da cui viveva separata. IL PADRE DI SOUAD si è alzato improvvisamente in piedi e ha indicato l’imputato pronunciando parole in arabo ad alta voce. La madre della donna scomparsa è scoppiata in lacrime, si è buttata per terra e il presidente della corte d’assise Roberto Spanò ha dovuto sospendere, brevemente, il processo. Che il cedimento emotivo sia avvenuto quando il processo era iniziato da meno di un’ora e sui monitor era comparso il borsone a rotelle, ripreso dalla telecamera del bar, è comprensibile. Nel borsone sarebbe stato messo il cadavere della vittima, secondo la procura, per essere poi portato in un luogo che non è mai stato individuato. L’udienza di ieri è iniziata proprio con la deposizione e la visione su diversi monitor del filmato che rappresenta il pilastro dell’impianto accusatorio. Filmato della telecamera posizionata sul retro del bar «Le rose» e passato al setaccio dal consulente della procura, l’ingegnere Michele Vitiello, esperto d’informatica forense che si è occupato anche delle immagini registrate all’esterno della palazzina. Protagonista principale, ovviamente Abdelmjid El Biti. Viene ripreso alle 23.56 del 3 giugno, mentre entra con i figli, poi quando esce di casa circa quattro ore dopo, alle 4, forse con un piccolo oggetto tra le mani. Passano undici minuti ed El Biti rientra in casa con tuta, cappello, piccolo carrello e borsone. Poi entra ed esce più volte. Ma il momento più rilevante è certamente quando, alle 4.46.04 El Biti riesce da casa trascinando con forza un grande borsone, molto pesante di colore scuro. Due minuti dopo rientra in casa. La convinzione di chi ha lavorato per ottenere le massime indicazioni dalle immagini, è certamente che mentre trascinava il borsone si è accorto della telecamera e ha improvvisamente cambiato percorso per uscire dal raggio d’azione. E lì per poco il borsone non si è ribaltato per il contenuto disposto in modo sbilanciato. Ben diversamente sarebbero andate le cose se ci fossero stati all’interno del borsone degli indumenti, che «avrebbero potuto raggiungere un peso massimo di circa 13 chili» e non avrebbero portato a ondulazioni. È quindi emerso che il borsone ripreso dalla telecamera a Brescia, dove abitava Souad, sarebbe di dimensioni maggiori rispetto a quello che è stato trovato a casa di El Biti a Seniga. La difesa, rappresentata dagli avvocati Federico Abate e Laura Rusconi, ha posto domande su tutti i temi e in particolare ha chiesto se ci fosse stata una simulazione con un borsone contenente un peso più o meno coincidente con quello di Souad. Ma è stato risposto che non è stato fatto. IL DIRETTORE di medicina legale di Brescia Andrea Verzeletti ha spiegato che le escoriazioni ed ecchimosi rilevate sulle braccia di El Biti sono compatibili con quelle procurabili da chi si sta difendendo da un tentativo di strozzamento. Nelle testimonianze successive è emerso che la figlia della coppia, mentre tornava da Senigallia dov’era stata portata per evitare che venisse a conoscenza della vicenda, pubblicata in quei giorni dai giornali, aveva detto: «Mi lascerò crescere un’unghia molto lunga, così se mi mettono in un sacco nero, riesco a liberarmi». Mentre l’imputato, sempre sulla base delle testimonianze, l’imputato avrebbe detto: «Lasciami i bambini e io ti lascio in pace, o ti faccio del male» • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari

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