Sparò in aria per
i ladri, riavrà
il porto d’armi

Un pensionato ha fatto ricorso per riottenere il porto d’armi toltogli dal Tar di Brescia dopo aver sparato in aira per allontanare i ladri
Un pensionato ha fatto ricorso per riottenere il porto d’armi toltogli dal Tar di Brescia dopo aver sparato in aira per allontanare i ladri
Un pensionato ha fatto ricorso per riottenere il porto d’armi toltogli dal Tar di Brescia dopo aver sparato in aira per allontanare i ladri
Un pensionato ha fatto ricorso per riottenere il porto d’armi toltogli dal Tar di Brescia dopo aver sparato in aira per allontanare i ladri

Giuseppe Spatola Da oggi, se i ladri entrano in casa spaventando i proprietari, si può sparare in aria senza il rischio di essere denunciati. Lo ha confermato il Consiglio di Stato dando ragione ad un anziano mantovano a cui il Tar di Brescia aveva confermato il ritiro del porto d’armi e il sequestro del fucile da caccia. Quell’atto gli era costato la revoca del porto d’armi ed il sequestro dell’arma, in quanto ritenuto persona «inaffidabile». Ora quel giudizio, confermato in prima istanza dal Tar di Brescia, è stato ribaltato dal Consiglio di Stato che ha chiesto allo stesso Tar di riesaminare la questione. Per gli avvocati pura formalità per una sentenza «pilota» che potrebbe modificare il limite di legittima difesa. L’uomo aveva sparato un colpo in aria. Ma per i giudici del Consiglio di Stato l’anziano «si trovava in un’abitazione isolata, aveva già subito tentativi di furti precedenti» e dopo lo sparo ha chiamato subito i carabinieri per segnalare l’episodio e consegnare il suo fucile da caccia regolarmente detenuto e le cartucce calibro 22. Tutto questo ha portato a emettere una sentenza che farà sicuramente «legge» in materia di legittima difesa e creerà un precedente importante nella discussione di cause simili. Di fatto il ricorso presentato dai legali di Elia Boselli, pensionato di 76 anni, al quale era stato revocato il porto d’armi, è stato accolto integralmente ed ora la questione verrà rinviata al Tar di Brescia, che dovrà pronunciarsi nel merito per la seconda volta in pochi mesi dopo una prima sentenza impugnata dallo sparatore. LA SERA DEL 28 dicembre Boselli si trovava nella sua casa isolata tra le campagne di Sermide, nel Mantovano, quando ha sentito alcuni rumori sospetti arrivare dall’esterno. Tanto sarebbe bastato per farlo preoccupare visto che solo pochi giorni prima aveva subito un furto nel suo capannone. Del resto i ladri avevano già fatto razzia il 9 ottobre 2014 nella tenuta e l’uomo non ha esitato a sparare un colpo di avvertimento per metterli in fuga. Così quando ha sentito suonare l’allarme si è spaventato e, secondo il suo racconto, ha esploso un colpo in aria per «allontanare l’eventuale pericolo». A testimoniare la sua buona fede anche la chiamata successiva ai carabinieri di Revere che avevano provveduto a sequestrare il fucile con la Prefettura che invece aveva disposto il divieto di detenzione di armi per l’anziano. Per riavere il porto d’armi Elia Boselli non si è dato per vinto e, assistito dagli avvocati Antonio Bana (presidente dell’Assoarmieri) e Antonio Sala Della Cuna, è arrivato fino al Consiglio di Stato pur di riottenere il diritto a imbracciare il fucile e tornare a caccia senza alcuna limitazione imposta dal tribunale amministrativo a cui si era appellato per riavere l’arma e il tutolo di caccia. Così, dopo un primo stop il Tar di Brescia dovrà tornare a esprimersi sul caso. «Le peculiari modalità del fatto (abitazione isolata, tentativi di furto precedenti, uso dell’arma con colpo esploso in aria, ndr) consentono - hanno scritto i giudici - di valutare come non adeguatamente asseverato il giudizio di inaffidabilità formulato nel provvedimento impugnato». In questo senso i giudici romani hanno tenuto conto anche di una consulenza balistica disposta dagli avvocati per cui la «quantità di energia del proiettile, inferiore ai 7,5 Joule, indica la modesta capacità di offendere» dell’arma. Come dire che sparare in aria è consentito purchè il colpo non «sia pericoloso». «E’ un precedente importante - spiega l’avvocato Antonio Bana - per la tutela dei cittadini che usano la propria arma per legittima difesa. In sostanza sono state accolte le tesi della difesa che invitavano a riconsiderare il giudizio di inaffidabilità emesso nei confronti di Boselli. La sentenza cita come elementi importanti il fatto di trovarsi in un’abitazione isolata, avere subito precedenti furti, avere esploso il colpo in aria per spiegare il comportamento dell’uomo». Ora l’ultima parola al Tar di Brescia. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it