Stalker e predatori
sessuali? «Prepariamoci
a difenderci»

La criminologa Roberta Bruzzone durante l’intervento al seminario
La criminologa Roberta Bruzzone durante l’intervento al seminario

«Quando cominci a pensare: “Ma non è che ha ragione lui?”, lì è finita». Una sorta di punto di non ritorno, individuato nel rapporto manipolatore-manipolato dalla psicologa forense e criminologa Roberta Bruzzone, volto noto anche sul piccolo schermo, nel seminario «Riconoscere i manipolatori affettivi», organizzato ieri dalla Fondazione Tanghetti&Chiari. Un pomeriggio nel Centro Pastorale Paolo VI dedicato all'approfondimento e alla sensibilizzazione su alcune figure patologiche: il narcisista perverso, lo stalker, il predatore sessuale, il maltrattatore. «Tengo a precisare, non esiste un copyright di genere sessuale, anche se parlerò al maschile – prosegue Bruzzone – l'elemento psicopatologico di queste persone risiede nella rigidità con cui i copioni vengono reiterati nel tempo. Con due leve psicologiche principali: bisogni o desideri e fragilità della persona manipolata». Aspetti particolarmente importanti, soprattutto in relazione alle quotidiane vicende di cronaca ha voluto ricordare Katia Chiari – presidente della Fondazione Taglietti&Chiari – da proporre senza paura anche a un pubblico giovane, facilitando l'approccio con tematiche che si riproporranno per tutta la vita. Ancora una volta è la verve comunicativa di Roberta Bruzzone a confermarlo: «Ognuno nella propria esistenza può fare brutti incontri, serve essere pronti e preparati. Ma soprattutto comprendere come, in fondo, tutti siamo un po' manipolatori: il problema è che esiste una manipolazione positiva, quella che per esempio ci fa rispondere “bene” alla domanda “come stai?”, ma anche una maligna».

DECLINAZIONE, quest'ultima, che si manifesta nelle modalità relazionali, come bisogno di potere e di controllo, ma anche come affermazione della propria identità su quella dell'altra persona. «Tra questi soggetti quelli su cui porre maggiore attenzione sono i narcisisti, il cui carattere li porta a un uso strumentale del legame emotivo – prosegue ancora Bruzzone – spesso solo chi gli è davvero vicino capisce la loro vera natura». Manie di superomismo, incapacità di arrivare sino in fondo ai propri progetti, scolastici e lavorativi su tutti («Solitamente il narcisista non ricopre posizioni di rilievo, anche se dopo Donald Trump non ne sono più convinta») e assenza di veri sentimenti ne costituiscono i tratti distintivi: «I due aspetti che espongono di più a queste manipolazioni sono i disturbi d'ansia e gli stati depressivi. Pensare che 17 milioni di italiani siano sotto la cura di psicofarmaci rende bene la facilità di cadere nella rete – chiude Bruzzone – inoltre siamo di fronte a una serie di meccanismi che, per forza di cosa, si amplificano nei social media, regni necessari e imprescindibili per questo genere di soggetti» chiude Bruzzone. Tra gli altri interventi anche quelli della psicoterapeuta Marika Perli e dell'avvocato Maria Cristina Ciace, che ha inquadrato alcuni passaggi di tipo legale: «C'è una novità molto interessante, scaturita dalla doppia riforma sulla normativa dello stalking, datata 2013 – racconta quest'ultima – di fatto si stabilisce che il fenomeno può avvenire anche tra le mura domestiche mentre prima, in caso di convivenza, veniva equiparato a violenza famigliare. Ora non è più così, e può scattare l'allontanamento dall'abitazione, con corresponsione di compensi da parte dell'allontanato stabilita dal giudice penale (un unicum). Si tratta di una misura precautelare più efficace, uno stato equiparato alla separazione, senza il passaggio dal giudice civile. Più veloce, funzionale e significativa. Anche se il mio consiglio parte sempre dalla prevenzione: evitare queste persone, capendo subito la loro vera natura».

Jacopo Manessi

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