«Telefono amico», 50% in più di segnalazioni autolesioniste

La pandemia  con i lunghi periodi di isolamento ha pesato sui più fragili
La pandemia con i lunghi periodi di isolamento ha pesato sui più fragili
La pandemia  con i lunghi periodi di isolamento ha pesato sui più fragili
La pandemia con i lunghi periodi di isolamento ha pesato sui più fragili

Solitudine, isolamento, paura del presente e del futuro. L’ultimo anno e mezzo ha messo a dura prova la resistenza psicologica di molti, senza troppe distinzioni d’età: giovani e giovanissimi, ma anche anziani che si sono ritrovati chiusi in casa, con la quotidianità stravolta dall’oggi al domani e con tante certezze che si sono sgretolate in un attimo. Facile, per le persone più fragili, accumulare tensioni e incertezze, che con il passare del tempo sono diventate qualcosa di più, fino ad arrivare al pensiero di farla finita. Una tragedia che ha colpito anche la provincia di Brescia: a confermarlo è «Telefono amico Italia», onlus che si occupa dell’ascolto di persone che stanno pensando di togliersi la vita, o di amici e conoscenti che segnalano casi e chiedono come poter stare accanto in maniera concreta a chi soffre. Il trend, a Brescia come a livello nazionale, è in preoccupante crescita: nella prima metà del 2021 sono state quasi 3 mila in Italia le persone che si sono rivolte all’organizzazione, quasi il triplo rispetto alle segnalazioni del periodo pre Covid. I dati raccolti dall’organizzazione rivelano, inoltre, una tendenza al peggioramento con il protrarsi dell’emergenza Covid-19: confrontando il primo semestre del 2020 e quello del 2021, emerge un aumento delle segnalazioni legate al suicidio di oltre il 50%. «A Brescia, siamo passati dal ricevere una telefonata a settimana a numeri molto maggiori: non passa giorno in cui non si riceva una segnalazione - spiega Gianluca Chiesa, referente di Telefono Amico Brescia -. Se le richieste prima della pandemia erano piuttosto sporadiche, ora i numeri stanno diventando importanti». Una situazione che interessa soprattutto giovani e giovanissimi: «In particolare ragazze tra i 19 e i 25 anni – illustra Chiesa -. Ma anche gli adolescenti, a partire dai 14-15 anni di età, hanno cominciato a contattarci, soprattutto attraverso il nostro servizio di chat su WhatsApp, mentre chi ha più di 35 anni e i più anziani preferiscono ancora il classico strumento telefonico». Anche a livello nazionale le richieste d’aiuto, arrivate attraverso i tre servizi di Telefono Amico Italia – il numero unico 0223272327, la chat WhatsApp al 3240117252 e mail mica, attraverso la compilazione di un form anonimo sul sito www.telefonoamico.it – sono arrivate per la maggior parte da donne (il 51,2%) e da giovani tra i 19 e 25 anni (21,3%) e tra i 26 e i 35 (19,6%). «Offriamo un servizio di ascolto telefonico, che dà al nostro interlocutore la possibilità di avere un ascolto empatico su problematiche generalizzate», spiega il referente bresciano. Si parla di solitudine, problemi amorosi, ma anche di ferite più profonde: «I segnali a cui prestare attenzione – nota Michela Gatta, direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedale-Università di Padova – sono quelli che ci dicono che la persona soffre psicologicamente in modo intollerabile e si sente senza soluzioni e senza possibilità di aiuto, quindi, ad esempio, cambiamenti affettivo-comportamentali, soprattutto chiusura e ritiro; verbalizzazioni di autosvalutazione e negativismo estremi; demotivazione e disinvestimento da attività, oggetti, persone; autolesionismo». I volontari di Telefono amico (500 sparsi nei 20 centri sul territorio nazionale, di cui 5 in Lombardia) offrono un servizio di ascolto anonimo, indipendente da ideologie politiche e religiose, nel rispetto delle idee e del disagio di chi chiama e vengono adeguatamente formati prima di mettersi all’altro capo del telefono. •.

Manuel Venturi

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