Tempi dei processi, un aiuto dalla «giustizia predittiva»

Da sinistra  Masia, Tira e Castelli mentre firmano la convenzione
Da sinistra Masia, Tira e Castelli mentre firmano la convenzione

Conoscere in anticipo la durata di un determinato tipo di procedimento, i principi seguiti dai giudici in quel caso, le probabilità di accoglimento di un ricorso e di un esito positivo. Si chiama «giustizia predittiva» ed è alla base di un progetto pilota in cui sono partner la Corte d’Appello, il Tribunale ordinario, l’Università degli studi. Ieri i due presidenti, Claudio Castelli e Vittorio Masìa, il rettore Maurizio Tira hanno firmato la convenzione che sancisce l’impegno congiunto. CHE SEGNA, per Tira, «un altro passo sulla strada della terza missione dell’ateneo, il contributo allo sviluppo del territorio»; che delinea «un importante raccordo fra il mondo scientifico dove il diritto di studia e l’empirico dove il diritto si applica» per il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Antonio Saccoccio. Per i due presidenti si tratta di «un atto di trasparenza, un incentivo per una migliore organizzazione». Organizzazione che è comunque in corso e che, a regime, comporterà sette sezioni civili e sette penali. L’ultima nata è la quarta sezione che si occupa di fallimenti, procedure concorsuali, esecuzioni mobiliari e immobiliari. Si comincerà dal civile e proprio dalle cause del mondo del lavoro e dell’impresa, appalti, contratti bancari, recupero crediti, licenziamenti, infortunistica, questioni societarie. «Sono tematiche sotto i riflettori degli investitori, anche stranieri, in un distretto del tribunale (comprendente Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova) da 270mila aziende», spiega Masìa. I tempi soprattutto, si sa, sono la piaga italiana che agisce da deterrente all’arrivo di capitali. Gli arretrati pesano, anche se è in atto un lavoro di recupero. Ma, quando si passerà anche ad altri ambiti, sarà per esempio interessante per i bresciani sapere che una separazione consensuale si ottiene in meno di sessanta giorni, una giudiziaria in quasi un anno. Un altro scopo del progetto è appunto quello di contenere l’accesso alle aule, quando non conveniente, a favore di altre forme conciliative. In un anno al tribunale ordinario arrivano circa 1.500 cause di lavoro e previdenza, 700 di responsabilità sociali delle imprese. In Appello ne passano 100-150 su queste materie, dentro un totale, picco storico, del 2017 di 2.700 fascicoli. IN REALTÀ, però, le emergenze che disegnano i problemi sociali del momento secondo Masìa sono date dai 1.500 ricorsi dei richiedenti asilo, dall’aumento degli sfratti (250 in città e 635 in provincia nel primo semestre 2017), o dai 7 mila amministratori di sostegno. Si esploreranno pure quelli se il progetto avrà successo. «Unico, gratuito, in Italia e in Europa: ne esiste uno in Francia a pagamento, di un’associazione di avvocati», sottolinea Castelli che molto si è speso per questa idea. I due tribunali metteranno a disposizione la documentazione e il contributo dei tre presidenti delle quattro sezioni del civile, l’università uno staff di giuristi. Verranno esaminate tutte le sentenze, a cominciare dal 2018, da cui estrapolare i principi di diritto, la casistica concreta, i passaggi, la durata. I risultati saranno sui siti Internet e saranno a disposizione degli interessati, universo produttivo, professionisti, cittadini. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia