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ristorazione nei
pubblici esercizi. Ma solo in convenzione

«Sì» alla ristorazione nei pubblici esercizi, ma solo in convenzione
«Sì» alla ristorazione nei pubblici esercizi, ma solo in convenzione

Tornare a mangiare seduti al tavolo di un ristorante? Ora, c’è chi potrà farlo. Lo comunica in una nota il ministero dell’Interno approvando «lo svolgimento nei pubblici esercizi dell’attività di ristorazione in favore dei lavoratori di aziende con le quali tali esercizi instaurino, onde erogare il servizio di mensa, un rapporto contrattuale per la somministrazione di alimenti e bevande». In poche parole i gestori potranno aprire le porte e far accomodare all’interno dei propri locali i clienti ma solo se dipendenti di aziende, ditte o uffici con le quali vige una convenzione mensa. Indispensabile quindi che l'esercente tenga a portata di mano, in pronta visione in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine, la copia dei contratti sottoscritti con le imprese o con i datori di lavoro e l’elenco dei nominativi del personale beneficiario del servizio. ATTIVITÀ di ristorazione che dovrà essere svolta nel rispetto delle misure anti-contagio: distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro tra i commensali, ingressi contingentati tenendo in considerazione la capienza massima e tavoli con non più di quattro persone, salvo che siano tutti conviventi. Tra i grandi esclusi destinatari delle cosiddette «attività di mensa o catering continuative su base contrattuale» figurano però i titolari di Partita Iva e i liberi professionisti. Per loro il pranzo rimane al «sacco». Restano infatti fuori dalla «concessione» alcune tipologie professionali. Per fare un esempio, gli agenti di commercio costretti a star fuori casa tutto il giorno e in città e località perlopiù diverse. «Una estromissione che, in futuro - specifica Stefano Boni direttore generale di Confesercenti della Lombardia Orientale -, mi auguro possa essere riconsiderata». Per dipanare ogni dubbio la Fiepet-Confesercenti ha avviato uno sportello di consulenza ad hoc. «Uno spiraglio di luce su una categoria martoriata e profondamente penalizzata dalle stringenti norme adottate dal Governo e da ristori inadeguati, insufficienti e non proporzionati alla perdita reale di fatturato - dichiara Daniele Scuola, amministratore delegato del gruppo Dac, con sede a Flero e leader nella distribuzione di alimenti e bevande nella filiera horeca -. Un piccolo segnale di apertura che non deve fermarsi qui, perché con le dovute precauzioni è possibile ripartire in tutta sicurezza». Tra le richieste mosse da Fiepet-Confesercenti e Fipe-Confcommercio al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e al Comitato tecnico scientifico, la possibilità di estendere il servizio serale nelle aree gialle, l’operatività almeno nelle ore diurne nelle aree arancioni e superare il divieto di asporto per i bar dopo le 18. •

Marta Giansanti