LA STORIA

Una bresciana a Parigi per l’ultimo miracolo «firmato» da Christo

Già impegnata per l’opera sul Sebino, si è riproposta per questo enorme lavoro
L’Arc Du Triomphe, icona parigina al termine dei Campi Elisi, impacchettato e pronto per i visitatori da domani per sedici giorniLuisa Agosti è a Parigi dallo scorso 9 settembreLe operazioni di allestimento non sono state decisamente semplici
L’Arc Du Triomphe, icona parigina al termine dei Campi Elisi, impacchettato e pronto per i visitatori da domani per sedici giorniLuisa Agosti è a Parigi dallo scorso 9 settembreLe operazioni di allestimento non sono state decisamente semplici
L’Arc Du Triomphe, icona parigina al termine dei Campi Elisi, impacchettato e pronto per i visitatori da domani per sedici giorniLuisa Agosti è a Parigi dallo scorso 9 settembreLe operazioni di allestimento non sono state decisamente semplici
L’Arc Du Triomphe, icona parigina al termine dei Campi Elisi, impacchettato e pronto per i visitatori da domani per sedici giorniLuisa Agosti è a Parigi dallo scorso 9 settembreLe operazioni di allestimento non sono state decisamente semplici

C’è anche una bresciana, Luisa Agosti, tra i 350 «monitor» che accoglieranno i visitatori dell’opera « L’Arc de Triomphe wrapped», l’Arco di Trionfo avvolto, visibile da domani per 16 giorni, in cui a Parigi arriveranno appassionati da tutto il mondo. L’installazione è firmata da Christo e Jeanne Claude, autori di The Floating Pears sul lago d’Iseo. Luisa, già coinvolta nel team iseano, si è riproposta per rivivere la stessa emozione: prendere parte a un evento di caratura mondiale. Un progetto complesso e mastodontico, che risale al 1961 e che la coppia di artisti non ha potuto realizzare in vita (Christo è mancato l’anno scorso, la moglie nel 2009). Luisa Agosti è arrivata a Parigi il 9 settembre, nel bel mezzo degli ultimi ritocchi all’allestimento, per godersi la vista dei 150 operai specializzati che, come acrobati, hanno lavorato appesi al monumento simbolo della capitale francese per fissare i 35mila metri quadrati di tessuto riciclato blu argenteo di 312 tonnellate. «Noi monitor saremo divisi in quattro turni, 24 ore su 24 - spiega Luisa, che presenzierà nella fascia oraria pomeridiana -. Accoglieremo le persone incanalandole nella modalità corretta, anche in base alle norme Covid». Mercoledì ha partecipato alla grande riunione con tutti i colleghi all’hub logistico allestito appositamente in Avenue de la Grande Armée, punto di riferimento per tutto il personale, che lì avrà a disposizione i pasti, gli spazi per cambiarsi e un armadietto durante le 6 ore di lavoro giornaliere. Ogni monitor porterà un badge di riconoscimento; a tutti è stata anche fornita un’uniforme composta da una giacca, 3 t-shirt, un paio di calzoni, una borsa e una cintura, scarpe e un poncho da indossare in caso di pioggia. Tutto con tanto di indicazioni di lavaggio. Nulla è lasciato al caso, nemmeno le calze, richieste rigorosamente di colore nero e lunghe: niente caviglie scoperte. Nello zaino d'ordinanza una borraccia in materiale riciclato e, cosa importante, i pezzi di tessuto da donare agli ospiti, che potranno portarsi a casa un ricordo speciale. «Sarà un grande onore perché saremo i portatori di un regalo che Christo voleva omaggiare a tutti - sottolinea Luisa -. Senza contare l’emozione unica di vedere il vento che muove il tessuto con armonia naturale, sensibile a ogni eco d’aria, in modo che sia in perenne movimento». Una danza del vento che si balla con gli occhi, continua Agosti, una sinfonia che cambia a seconda del punto in cui ci si trova: di fronte, sotto l’arco o di lato. Un’opera da vedere in diversi momenti del giorno e della notte, continuamente mutevole grazie al particolare azzurro cangiante dato dalla polvere di alluminio fissata sul tessuto, che gli fa cambiare colore a seconda della luce. Il wrapping dei monumenti è la cifra distintiva di Christo e Jeanne Claude: «Alla riunione ci hanno spiegato che l’intenzione degli artisti era nascondere una cosa che, pur bellissima, magari non viene più notata per la forza dell’abitudine – conclude Luisa -. Ma se la celi e poi la sveli, come un regalo, torna a stupire e farsi apprezzare ». 

Michela Bono

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