«Una generazione già fragile ora è smarrita e aggressiva»

Livia CadeiFausto Manara
Livia CadeiFausto Manara

«Per i nostri ragazzi sono saltate le coordinate principali, spazio-tempo. La vita e le relazioni si sono cristallizzate, mancano i luoghi dove conoscere nuove persone, dove fare nuove esperienze. E dura da troppo tempo. Da un anno ormai sono inchiodati, parlano con gli stessi interlocutori e senza le sfumature dell’incontro vero, guardandosi negli occhi; hanno contatto con alcuni compagni, nemmeno tutti. Sono più bravi degli adulti nell’uso degli strumenti informatici e sanno leggere un volto dal video, ma i rapporti così sono meno rassicuranti e meno intriganti. Ormai passa ogni cosa da lì, senza le necessarie mediazioni: in classe l’insegnante ha mille modi per educare, orientare, approfondire». Da tanto gli psicologi avvertono dei pericoli dell’isolamento, non solo dal mondo cella scuola arrivano gli allarmi, pericoli ai quali occorre sforzarsi di ovviare per evitare danni gravi alle personalità dei nostri ragazzi e delle ragazze. LIVIA CADEI è docente di Pedagogia alla facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e, senza criminalizzare la didattica a distanza, che meno male c’è, senza dare colpe se non al virus, sottolinea come gli educatori debbano porsi la questione a 360 gradi. Ogni elemento può avere il suo risvolto. Nel momento della costruzione della propria identità, ad esempio, non basta il dialogo con i genitori e tuttavia questi possono approfittare delle ore in più per parlare davvero con i loro figli. «Direi che, per non perdersi, è meglio mantenere il ritmo delle giornate, dandosi da soli una disciplina spazio-temporale, una scansione. Combattere l’incertezza, l’inattività che creano ansia e possono sfociare in forme patologiche» sottolinea la psicologa. Sono consigli in generale, «poi ogni caso è a sé». Lo psichiatra, e scrittore, Fausto Manara, per sua esperienza di lavoro punta il dito contro l’insidia dei disturbi alimentari, già in continua crescita fra i giovani, più aggressivi in momenti di chiusure. «LI VEDO smarriti, incapaci di tessere la trama del futuro; dovrebbero stare alla larga gli uni dagli altri e davanti hanno solo l’ignoto. E’ tipico da ragazzi trasgredire per esorcizzare, ma ora è molto pesante, pesante per una generazione già malconcia, poco abituata alle regole, poco acculturata, esposta a continui miraggi, alle trappole dei social, che nella scuola trovava la protezione fra pari, il senso delle norme di convivenza, e un approccio a stimoli culturali. Non possono incontrare, giocare, ospitare in modo sereno, condividere aspetti affettivi e fra gli esiti gravi vediamo gli eccessi del branco, il menefreghismo della salute degli altri e del nonno, la soggezione al gruppo, il ritrovarsi in piazza a menarsi e ubriacarsi oppure il far del male a se stessi, con l’autolesionismo, l’anoressia, la bulimia. E l’ansia fa aumentare gli attacchi di panico, lo constatiamo ogni giorno come professionisti» afferma Manara. E CHIAMA il mondo degli adulti a una maggiore responsabilità. «Siamo a uno sbrindellamento in cui ognuno dice la sua, anche i cosiddetti esperti, c’è ambivalenza informativa, ci sono incitamenti a non rispettare le regole. E’ molto pericoloso» conclude lo psichiatra. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

MA.BI.