LE CASE RIFUGIO

«Violenza domestica, effetti pesanti anche sui bambini»

Le violenze domestiche hanno un impatto devastante sui bambini
Le violenze domestiche hanno un impatto devastante sui bambini
Le violenze domestiche hanno un impatto devastante sui bambini
Le violenze domestiche hanno un impatto devastante sui bambini

A pochi giorni dal terribile omicidio del piccolo Daniele per mano del padre Davide Paitoni, non deve calare l’attenzione sul tema della violenza domestica, perché il maltrattamento è considerato una delle principali cause di mortalità infantile nei paesi cosiddetti «evoluti». Bambini uccisi da coloro che dovrebbero proteggerli, spesso vittime di una sete di vendetta che riguarda la madre: la violenza sui minori è strettamente legata a quella su mogli, compagne, fidanzate.
Meccanismi deliranti che, come spiega Donatella Cafiero, per 27 anni educatrice in comunità e counselor in una casa rifugio bresciana, sono sempre dovuti a un fatto culturale: lo squilibrio di potere tra uomo e donna. Nella sua esperienza, maturata soprattutto nei 17 anni all’Istituto Palazzolo di via Fratelli Bronzetti, ha constatato come le forme di abuso dentro casa siano diverse e, purtroppo, sovrapponibili. Soprusi che quando ci sono dei figli finiscono per investirli psicologicamente se vi assistono, ma anche fisicamente quando sono essi stessi a subirli.
Si va dal maltrattamento fisico a quello più sottile e psicologico, che prevede tutta una serie di tecniche per svilire la partner e farla sentire inadeguata. Le si toglie, ad esempio, l’indipendenza economica, la si isola così che non subisca ingerenze da amiche o parenti.
C’è persino la violenza chiamata «gaslighting», una manipolazione psicologica che porta la donna a dubitare della sua lucidità mentale. Il termine, spiega Cafiero, viene da un’opera teatrale di Patrick Hamilton in cui un marito porta la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente, ad esempio affievolendo continuamente la luce della lampada a gas (da qui gaslighting). La donna nota il continuo cambio di luce, ma lui nega portandola a considerarsi fuori di testa.
«Le donne arrivano a pensare di essersela meritata» spiega l’educatrice. Non ho messo in ordine, non sono stata capace di tenere i bambini in silenzio quando lui rientrava stanco dal lavoro, non ho preparato la cena come piaceva a lui, tra le presunte colpe più comuni. La stessa deleteria condizione riguarda i bambini: «I bimbi che hanno subito o assistito alla violenza sulla madre, soprattutto sotto i 10 anni, attivano un meccanismo di difesa colpevolizzando se stessi, così da assolvere il papà perché è contronatura concepire che chi dovrebbe proteggerti e amarti possa fare cose tanto terribili». Una cosa è certa: la violenza è uno squilibrio che, se in molte culture è evidente, nella nostra è presente, ma rimane nascosto fino a quando esplode: «In certe nazioni è palese, pensiamo ai paesi dove la donna, quando il marito muore, viene ereditata dal fratello, alle spose bambine, alle mutilazioni genitali per privarle del piacere, all’isolamento.
Ma anche in Occidente la cultura maschilista è ancora molto presente, magari sotto altre forme, che però culminano sempre con lo stesso tragico esito» ricorda Donatella. Per questo bisogna lavorare sulla prevenzione nelle scuole, ma anche formare chi si occupa di questi ambiti, per riconoscere il rischio prima che sia tardi: «Si deve insegnare a gestire il conflitto, che è positivo per crescere, perché non sfoci in violenza – conclude Donatella -. Se i figli vivono assistendo a continui gesti di mancanza di rispetto interiorizzeranno questa disparità. In realtà basterebbe educare al rispetto delle persone, indipendentemente dal sesso». •.

Michela Bono