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19.07.2019

50 anni fa sulla Luna
«Così noi bresciani
siamo stati stregati»

C’era chi, come Gianni Togni, «guardando il mondo da un oblò si annoiava un pò», prima di scorgerla. Loredana Bertè la sentì bussare alle porte del buio; Caparezza cantava la sua provenienza proprio da quel satellite, mentre Pierangelo Bertoli e i Tazenda la vedevano spuntare dal monte. Quasi un miliardo di persone, il 20 luglio 1969, la vide invece spuntare sui televisori; e tra tutti gli abitanti della Terra incollati ai piccoli teleschermi in bianco e nero c’erano anche tanti bresciani che, nei decenni successivi, si sarebbero fatti conoscere ben oltre i confini della provincia, riuscendo a modo loro a raggiungere la propria Luna personale.

 

SILVIO MONDINELLI è stato il bresciano che a piedi si è avvicinato più volte alla Luna: è infatti uno dei pochi scalatori al mondo ad aver raggiunto tutte le 14 vette più alte del Pianeta senza l’uso di ossigeno supplementare. «Avevo 11 anni, al mio paese quasi nessuno aveva la televisione in casa: perciò ci ritrovammo tutti nella locanda del paese», racconta il «Gnaro», per cui restano indelebile «la cronaca di Tito Stagno» e un aneddoto divertente, perché «gli anziani del paese credevano che gli astronauti sarebbero rimasti incollati con i piedi. Quegli astronauti sembravano dei pazzi, ma erano dei geni coraggiosi: hanno affrontato quel viaggio grazie a computer che avevano la memoria dei nostri smartphone di oggi». Mondinelli, scalando le vette più alte del mondo, afferma che «da lassù la Luna sembra più vicina, anche se è solo un’illusione: quello che più colpisce quando si è in cima è la vista della curvatura del mondo, è uno spettacolo stupendo». Sull’Himalaya, anche se solo con il titolo di un suo libro, ci è salita anche Camilla Baresani, bresciana diventata celebre in Italia grazie a una serie di fortunati romanzi; e all’epoca dell’allunaggio, aveva soltanto otto anni: «Abitavo in città e avevamo la tv in casa. Ho in mente le immagini in bianco e nero e la fase dell’atterraggio, oltre agli astronauti che vedevo rimbalzare di qua e di là». Lo sbarco sulla Luna si inserisce in una serie di memorie legate anche «ai primi sceneggiati, come «I promessi sposi» e «La cittadella», mentre la «Luna per me era soprattutto nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi e in Moonshadow di Cat Stevens – racconta -. Molto diverso fu il modo in cui vissi l’omicidio di Kennedy: ricordo benissimo lo shock dei miei genitori».

 

DIFFERENTE è il racconto di Paolo Corsini: all’epoca, l’ex sindaco e parlamentare bresciano aveva 21 anni e visse il momento con trasporto. «Abitavo a Concesio, in una dimensione molto locale che viveva ai margini del processo di modernizzazione. Quella vicenda mi aveva entusiasmato, ci vedevo l’affermazione di scienza, la modernità degli Usa, la sfida all’ignoto – ricorda -. Vedevo una serie di simboli che per me erano trascinanti: bisogna pensare alla mentalità dell’epoca, la modernizzazione stava passando nel costume grazie al Sessantotto ma in quella missione c’erano l’espressione di una tecnologia avanzata e un coraggio umano che andava al di là dei limiti e dello stupore». Il valore dello sbarco sulla Luna rimane attuale ancora oggi, «rispetto a una mentalità antiscientifica che rischia di diffondersi: quel giorno di 50 anni fa significa molto anche oggi». I ricordi di Giuseppe Pasini, presidente di Aib che all’epoca aveva 8 anni, sono un po’ vaghi, anche se «ho in mente il bianco e nero della tv, la cronaca di Stagno e i commenti tra i miei genitori e i miei nonni. È stata una delle date più importanti della storia dell’umanità, che in quel giorno si accorse che si stava andando al di là di quello che si faceva normalmente e sviluppò la consapevolezza che le frontiere non esistevano più». E sul fronte calcistico, il patron della Feralpisalò spera che questa stia la stagione buona per portare la squadra sulla Luna, in serie B: «Ci proviamo, le avversarie sono tante e toste ma cercheremo di migliorarci». Per Gigi Cagni, ex difensore e allenatore del Brescia e recordman del campionato cadetto con 483 presenze, lo sbarco sulla Luna fu un evento collettivo, vissuto al bar «Ponticello» del Carmine: «Eravamo in molti, anche perché quasi nessuno aveva la tv in casa. Mi è rimasto impresso Stagno che disse “Ha toccato!“ prima che la navicella atterrasse davvero sulla Luna: è stato bello vivere un evento del genere con tante persone, come accadeva allora per alcune trasmissioni e per le partite di calcio». Nessun dubbio su quale sia stata la sua «Luna»: «L’esordio in Serie A, a Cagliari: marcavo Domenighini. Fu un periodo pazzesco: giocai la seconda partita in A, poi venni chiamato dal Milan per disputare la semifinale del Torneo di Viareggio (e ricordo ancora i consigli di Nereo Rocco), per poi tornare al Brescia per giocare contro l’Inter. Sono momenti indimenticabili».

 

STREGATA DALLA LUNA in più occasioni infine la poetessa Elena Alberti Nulli, che al satellite ha anche dedicato «La Lüna sui Rónch», raccolta di poesie dialettali. Per descrivere la notte dello sbarco, usa parole poetiche: «Io c’ero e pensavo che Armstrong e Aldrin trovassero sulla Luna gli appartamenti del sole, la casa dell’estate con scale di vento e stanze di tramonti e di aurore. Niente di tutto questo. Pece nera. Magnifica desolazione totale. Ci rimasi malissimo e certamente anche Collins che controllava il modulo di comando sperava in qualcosa di meglio». Continua la poetessa: «In piedi sulla Luna l’uomo poté vedere la Terra e allora gridò che ne era valsa la pena. La Luna, che solleva gli oceani, sollevò anche il cuore di questi coraggiosi pionieri che ci guardarono dal balcone del cielo. Pallida, gialla, rossa, a virgola e ad apostrofo, parentesi e palla, enigmatica e misteriosa continua a essere la nemica dei ladri e l’amica degli amanti, divinità sempre complice dei nostri romantici sogni». Infine un appello dall’afflato romantico: «Mi piace vederla come un fiore nel pergolato del paradiso, pietra miliare sulla strada verso le stelle. Rischiara il buio del mondo e calma la nostra paura regalando il suo splendore a tutti coloro che sono disposti a guardare in alto. Lasciatela là, non osate toccarla».

Manuel Ventura
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