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18.04.2019

A Brescia
il carovita non
concede tregua

Nei mesi scorsi erano arrivate le stime. Oggi la conferma si trova anche nei dati reali: a Brescia i beni di consumo costano più che in tutto il resto d’Italia. Più care solo Bolzano e Bari. L’Unione nazionale dei consumatori ha diffuso ieri lo studio annuale sulla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150mila abitanti dove si registrano i maggiori rincari. Maglia nera, si diceva, è Bari con +1,7% di inflazione a marzo su base annua, a seguire c’è Bolzano che, con un’inflazione a + 1,6%, ha la maggior spesa aggiuntiva d’Italia pari, per una famiglia tipo, a 532 euro su base annua. A Brescia, la cui crescita dei prezzi su base annua è pari a 1,5% come a Trieste, una famiglia media arriva a spendere 440 euro in più all’anno per i beni di consumo. La città più conveniente, in termini di minori rincari, è Perugia dove l’inflazione a +0,4% genera un esborso aggiuntivo annuo di 90 euro. Al secondo posto Ancona (+0,5%, pari a 109 euro) e al terzo Cagliari, +0,6%, con un aumento del costo della vita di 118 euro.

LA TENDENZA registrata dall’indagine è confermata dagli ultimi dati sull’inflazione, diffusi ieri dall’Ufficio statistica del Comune. Nel mese di marzo in città è stato registrato sia un lieve aumento dei prezzi sia congiunturale (+0,1% rispetto al mese di febbraio), sia tendenziale (+1,5% sullo stesso mese dell’anno scorso). Sono in particolare i prodotti a bassa frequenza di acquisto a registrare sensibili aumenti congiunturali e tendenziali (rispettivamente +0,4% e +1,4%). Rispetto al mese di febbraio, a crescere sono state la voce dei trasporti (+1,2% causato dall’aumento del trasporto aereo passeggeri), comunicazioni (+1,1% per l’incremento del costo degli apparecchi telefonici) e bevande alcoliche e tabacchi (+0,6%). Piccoli aumenti di prezzo rispetto al mese precedente sono stati rilevati anche nell’acquisto di abbigliamento e calzature e servizi ricettivi e di ristorazione (entrambi +0,2%). Sempre in relazione al mese di febbraio, a Brescia a marzo ha risparmiato chi ha acquistato prodotti dell’area “ricreazione, spettacoli e cultura”, in particolare articoli da giardinaggio, piante e fiori (-7,3%), e nell’area “Prodotti alimentari e bevande analcoliche”, soprattutto vegetali, pesci e prodotti ittici (-3,1%). Il costo di verdura e ortaggi, però, risulta particolarmente incrementato (+5,8%) rispetto ai prezzi di dodici mesi fa. Nessuna variazione congiunturale, invece, per il comparto dell’energia elettrica e combustibili, che tuttavia ha registrato una variazione tendenziale sostenuta (+4,5%) a causa dell’aumento del gasolio per riscaldamento, mentre è “crollato” il costo dei combustibili solidi (ad esempio il legno) rispetto all’anno precedente che ha registrato -10,2%. Guardando allo storico dei dati sui tassi tendenziali di inflazione, è dallo scorso mese di aprile che Brescia eguaglia o supera il tasso medio nazionale, e spesso con diversi decimi di punto di scarto. A maggio 2018 la differenza era di +0,6% per i prezzi dei beni di consumo pagati a Brescia, ad agosto +0,3%, a dicembre +0,4%.

I DATI NAZIONALI del mese di marzo 2019 sono ancora provvisori, ma anche in questo caso nella nostra città la vita si conferma più cara dello 0,5% rispetto al resto del Paese. Ciò nonostante la Lombardia non figura fra le regioni più costose: in testa alla classifica c’è il Trentino Alto Adige che, nonostante abbia un’inflazione più bassa di Liguria e Puglia, registra una batosta pari a 340 euro su base annua per ogni famiglia. La Sardegna è la regione con meno rincari, con un’inflazione dello 0,6% che si traduce in una spesa aggiuntiva di 112 euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sivana Salvadori
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